Un anticorpo monoclonale (semi-sintetico) ottenuto in laboratorio da un paziente guarito dalla SARS potrebbe essere efficace anche contro la COVID-19, l'infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2. L'immunoglobulina ingegnerizzata – chiamata S309 – è stata infatti in grado di neutralizzare il patogeno pandemico in provetta, così come il SARS-CoV, responsabile della Sindrome respiratoria acuta grave o SARS. Seppur promettente, questa scoperta (preliminare) non significa automaticamente che l'anticorpo sia in grado di proteggerci dall'infezione, prevenendola o limitandone l'impatto, pertanto dovranno essere condotti ulteriori studi di approfondimento per comprendere le reali potenzialità di S309.

A scoprire l'anticorpo monoclonale è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della Humabs Biomed SA – una consociata della società svizzera Vir Biotechnology di Bellinzona – e del Dipartimento di Biochimica dell'Università di Washington, Stati Uniti, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Institute for Research in Biomedicine presso l'Università della Svizzera italiana. Gli scienziati, coordinati dai professori David Veesler e Davide Corti, hanno identificato S309 dopo aver analizzato decine di anticorpi prodotti dalle cellule B di un paziente che nel 2003 si era ammalato di SARS, e che fortunatamente era riuscito a superare l'infezione (la malattia uccise 774 persone tra il 2002 e il 2003). Una parte degli anticorpi ottenuti ha mostrato di potersi legare al SARS-CoV-2, ma soltanto uno – il già citato S309 – è riuscito a distruggerlo in provetta.

L'anticorpo risulta efficace poiché si lega a un sito della Proteina S o Spike del coronavirus SARS-CoV-2, le strutture a “ombrellino” che spuntano dal pericapside o peplos (il guscio sterno) donandogli quel tipico aspetto a corona quando osservato al microscopio elettronico. Il patogeno usa la proteina S come una sorta di grimaldello, dopo essersi legato al recettore ACE2 delle cellule umane: grazie ad essa riesce ad aprirsi un varco nella parete cellulare e riversarsi all'interno, dando inizio al processo di replicazione e dunque all'infezione. Disattivando la proteina S, impedisce di fatto al virus di aggredire le cellule umane e quindi viene distrutto.

Questo processo è stato dimostrato solo in provetta, e per capire se l'anticorpo monoclonale risulti efficace anche nell'uomo bisognerà procedere con la sperimentazione clinica, che dovrebbe partire nei prossimi mesi. Corti e colleghi hanno scoperto che S309 risulta più efficace quando combinato con altri anticorpi, che presi singolarmente si mostrano deboli contro il patogeno emerso in Cina. Per potenziarne l'efficacia, inoltre, gli scienziati lo stanno ulteriormente ingegnerizzando, nella speranza che risulti davvero efficace nell'essere umano. L'anticorpo potrebbe essere utilizzato sia nella prevenzione della malattia che nella battaglia a contagio avvenuto. I risultati della ricerca, da confermare, sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature.