23 Settembre 2011
18:30

Da Londra le invenzioni che disseteranno la Terra

Una mostra a Londra dal significativo titolo di Water Wars illustra quali potrebbero essere le tecnologie del futuro per far fronte alla crisi idrica, continuando così a coltivare per una popolazione in continua crescita.
A cura di Nadia Vitali

Quando tra pochi decenni saremo ben nove miliardi di individui a doverci dividere il pianeta e le risorse, forse impareremo quanto vale davvero l'acqua; per il momento, tuttavia, fortunatamente c'è chi ha già iniziato a pensare a noi in questo senso ed è, naturalmente, la scienza. Menti virtuose al servizio di quello che potrebbe risolvere un problema che, altrimenti, rischia di essere grave ben oltre ogni drammatica previsione; alla ricerca di un modo per non incappare, un giorno, in un'emergenza idrica globale che i nostri comportamenti e l'imprevedibilità meteorologica potrebbero scatenare.

Il London Science Museum ospiterà, a partire da questi giorni e per i prossimi mesi, una mostra davvero singolare: il suo titolo è Water Wars e ad essere esposte saranno le nuove invenzioni messe a punto da ricercatori internazionali in grado di recuperare risorse idriche in situazioni che, fino a poco tempo fa, ci potevano sembrare inimmaginabili. Un esempio? Avete mai pensato a quanta acqua sarebbe possibile ricavare dai banchi di nebbia?

In effetti, queste tecnologie, in via sperimentale e non ancora perfezionate, vengono già utilizzate in alcuni paesi in via di sviluppo: reti a ridosso di complessi rocciosi frequentemente avvolti dalla foschia si impregnano di goccioline che vengono poi recuperate grazie a sistemi di tubi, in alcune zone del Perù, ad esempio. L'idea è quella di rendere ancora più preciso questo meccanismo, con l'ausilio di tessuti particolari che ottimizzerebbero la resa; nel frattempo, in Cile, nel 2012 verrà inaugurata un'intera torre preposta allo scopo di appropriarsi del vapore acqueo presente nelle brume.

Ma a Londra non c'è solo questo: ci sono delle serre progettate dall'ingegnere britannico Charlie Paton in grado di sfruttare l'evaporazione dell'acqua salata, consentendo così di ampliare notevolmente la risposta alle esigenze delle coltivazioni. C'è Peter Hoff, olandese, con le sue waterbox, vasi che sfruttano la tecnologia per intrappolare acqua ed umidità, rilasciandola a poco a poco, consentendo così alla pianta di sopravvivere alla siccità e costringendola ad allungare le proprie radici verso il basso, in profondità. Tutte invenzioni che, per il momento comportano, tuttavia, dei costi non indifferenti, ma siamo appena all'inizio: è auspicabile, in un futuro che sia abbastanza vicino, una produzione su larga scala che renda queste strumentazioni accessibili per chi coltiva.

Ma l'idea che più di tutte sembra provenire dal futuro, di recentissima scoperta, la si deve a Bruce Logan; la desalinazione non è una novità, ma poterla praticare grazie ad un batterio, non era ancora immaginabile, fino a poco tempo fa. Nutriti e chiusi in un contenitore, questi minuscoli organismi producono particelle a carica positiva nell'atto di metabolizzazione del cibo; particelle che, attraverso una serie di reazioni, estraggono il sodio ed il cloro dall'acqua marina. Per adesso di ardua realizzazione per i costi e perché non si ha certezza della sua riuscita su un contesto di grande estensione: ma pur sempre un piccolo passo avanti, nella speranza che questa umanità non si faccia trovare impreparata nella sfida contro la crisi alimentare ed idrica. (fonte Repubblica)

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