Gli autori di un grande studio che ha coinvolto circa novemila inglesi asseriscono che un moderato e saltuario uso di droghe leggere non influirebbe sulle facoltà cognitive durante l'età adulta. Naturalmente, con l'abuso le cose cambiano.

I curatori dello studio hanno specificato, come prima cosa, che non hanno alcuna intenzione di spingere al consumo delle droghe leggere, pubblicizzandone eventuali effetti portentosi; la ricerca pubblicata dall'American Journal of Epidemiology, infatti, più che altro riconosce che i danni arrecati da alcune sostanze sul cervello durano relativamente poco grazie alla resilienza del nostro organo, la quale consente di recuperare funzioni che, fino ad ora, si credeva venissero intaccate per sempre da comportamenti scorretti.

Oggetto delle osservazioni, un gruppo composto da circa novemila inglesi sottoposto ad un primo test nel 2000, quando tutti i membri coinvolti avevano 42 anni, nel corso del quale erano state raccolte informazioni relative al consumo di droghe: era risultato che il 6% di essi aveva fumato marijuana nell'ultimo anno, mentre il 25% circa ammetteva di averla provata almeno una volta nella vita. Percentuali inferiori di individui avevano assunto, una o più volte, anfetamine, funghi allucinogeni, LSD, cocaina.

Un secondo ciclo di test ha riguardato gli stessi, ormai cinquantenni, nel biennio 2008/2009; quello che è emerso dai risultati finali ha portato i ricercatori del King's College di Londra a sostenere che non è possibile individuare un legame tra consumo di droghe leggere e declino delle capacità mentali, purché ovviamente il consumo sia sporadico e moderato. Fatta eccezione per alcuni soggetti affetti da dipendenze gravi, infatti, i fumatori di marijuana hanno risposto in maniera praticamente simile a coloro i quali non avevano mai toccato uno stupefacente in vita propria.

I questionari valutavano facoltà cognitive, memoria e grado di attenzione: paradossalmente i consumatori sporadici hanno conseguito risultati leggermente superiori; il dato si spiegherebbe come uno «scherzo della statistica» o con l'ipotesi che questi abbiano titoli di studio più elevati. Fatto sta che, a detta dei ricercatori, emergerebbe come le capacità di recupero del nostro cervello siano notevolmente alte: discorso che vale per chi, in passato, si è avvicinato alle droghe con moderazione.

Nel caso di eccessi o di dipendenze severe, naturalmente, il discorso cambia e il nostro organo più importante non sarebbe ugualmente in grado di resistere con la medesima elasticità ai danni che le sostanze velenose, assunte in massicce quantità e per prolungati periodi di tempo, arrecano ad esso: quando i deficit nelle capacità cognitive diventano gravi e non più riconducibili all'età che, in misura maggiore o minore, influisce sul cervello di ciascuno.