L'AIDS potrà essere trattato con una sola iniezione al mese anziché attraverso l'assunzione quotidiana di una pillola. Lo ha annunciato il professor Stefano Vella, presidente dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) e direttore del Centro per la salute globale dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il riferimento è a farmaci all'avanguardia basati sulle nanotecnologie, che attualmente si trovano nelle fasi finali della sperimentazione clinica.

Nel nostro Paese saranno disponibili entro un paio di anni, ha sottolineato il dirigente, e ciò cambierà per sempre il volto del trattamento alla “Sindrome da immunodeficienza acquisita” provocata dal virus dell'HIV. “I farmaci anti-Hiv in arrivo – ha spiegato Vella all'ADNKronos – sono piuttosto interessanti soprattutto per il fatto che saranno a lunga durata: li stiamo aspettando, a breve arriveranno e potrebbero essere utilizzati anche come forma di prevenzione, con un'iniezione al mese che risolverebbe molto il problema della compliance”.

Nonostante ci si avvicini sempre di più a un vaccino per debellare il virus, come dimostrano le due recenti ricerche dell'Harvard Medical School Teaching Hospital e dell'Università del Nebraska-Lincoln, riuscire ad estirparlo è estremamente complesso. Con i farmaci attuali si può bloccarne la replicazione, ma esso rimane sempre annidato nelle cellule dell'organismo. Con i prossimi medicinali non lo si estirperà, ma sarà possibile “addormentarlo e stabilizzarlo”, ha sottolineato lo specialista.

Secondo Vella un passo importante per sconfiggere l'AIDS e le infezioni annesse potrebbe essere rappresentato dalla cosiddetta PREP, la profilassi pre-esposizione, ovvero la somministrazione preventiva di farmaci alle categorie più a rischio. Già un successo in altre realtà, come ad esempio in Francia e negli Stati Uniti, essa potrebbe rappresentare anche un enorme vantaggio anche per le casse della sanità pubblica. Sebbene infatti possa apparire assurdo investire su farmaci preventivi quando esistono altre soluzioni più semplici e pratiche, essi potrebbero comunque evitare di dover curare un paziente per tutta la vita in caso di infezione.

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