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Creati in laboratorio cloni sintetici del coronavirus: a cosa serviranno

Un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Istituto di virologia e immunologia (IVI) ha creato i primi cloni sintetici del coronavirus SARS-CoV-2. Per ottenerli sono state sfruttate copie di DNA contenenti porzioni del genoma del patogeno, che sono state inserite nelle cellule del lievito di birra. Ecco a cosa serviranno.

Creati in laboratorio i primi cloni sintetici del coronavirus SARS-CoV-2. Si tratta di repliche che potranno essere d'aiuto a ricercatori e case farmaceutiche per mettere a punto kit diagnostici, vaccini e farmaci contro il patogeno responsabile della COVID-19, l'infezione che ha messo in ginocchio il mondo intero. A sviluppare i cloni è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati svizzeri dell'Istituto di virologia e immunologia (IVI) di Berna, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Università di Berna e dell'Istituto di Virologia-Charitè dell'Università di Berlino. Tra i partecipanti alla ricerca figura anche il virologo Christian Drosten, che col suo team di ricerca ha dimostrato perché il coronavirus può essere trasmesso anche da pazienti con sintomi lievi.

Gli scienziati, coordinati dai professori Joerg Jores e Volker Thiel, docenti presso il Dipartimento di malattie infettive e patobiologia della Facoltà “Vetsuisse” dell'Università di Berna, hanno sviluppato i cloni a partire dal “progetto” del genoma del SARS-CoV-2, un lungo filamento di RNA virale composto da 30mila coppie di basi per un totale di 15 geni (per fare un confronto, una molecola di DNA a doppia elica dell'essere umano contiene quasi 6 miliardi e mezzo di coppie di basi per circa 25mila geni). I ricercatori hanno costruito la variante sintetica del coronavirus a partire da copie di DNA contenenti porzioni del genoma del patogeno; queste ultime sono state introdotte nelle cellule del lievito di birra (Saccharomyces cerevisiae), grazie alle quali è stato completato l'assemblaggio dei cloni. L'intera procedura è stata eseguita presso i laboratori di alta sicurezza dell'Istituto di virologia e immunologia (IVI), che fa capo all'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (FSVO) di Mittelhäusern.

Il lavoro degli scienziati per clonare il SARS-CoV-2 è stato estremamente rapido: “Abbiamo replicato il virus nel giro di una settimana”, ha specificato il professor Volker Thiel in un comunicato stampa dell'ateneo elvetico. Il sistema basato su cellule del lievito di birra, più efficace per i complessi coronavirus di quello standard a base di Escherichia coli, è stato ottimizzato per clonare rapidamente questa tipologia di patogeni, ha sottolineato il professor Jörg Jores. Questa tecnologia di clonazione ricombinante (o TAR) può essere sfruttata in ogni laboratorio ed evita pericolosi spostamenti di campioni di virus da una parte all'altra del mondo, mettendo a disposizione degli scienziati una piattaforma di genomica sintetica sulla quale testare rapidamente kit diagnostici, vaccini candidati e nuovi farmaci. I risultati della ricerca, pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature, sono stati accolti con interesse anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. La creazione di questi cloni non ha nulla a che vedere con l'origine del SARS-CoV-2, che la comunità scientifica internazionale ritiene assolutamente naturale.

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