Creati in laboratorio i primi bio-mattoni a base di urina umana, ottenuti attraverso un processo con zero sprechi, amico dell'ambiente e che genera anche preziosi fertilizzanti. La tecnica è stata messa a punto da un team di scienziati del Dipartimento di ingegneria civile presso l'Università di Città del Capo (UCT), Sud Africa, che hanno collaborato con i colleghi dell'Istituto di ingegneria ambientale dell'ETH di Zurigo, Svizzera. I ricercatori, guidati dalla dottoressa Suzanne Lambert, li hanno prodotti attraverso un processo naturale chiamato precipitazione dei carbonati microbica. In parole semplici, vengono sfruttati dei batteri che producono ureasi, un enzima che rompe il composto chimico dell'urea (presente nell'urina) e che contemporaneamente permette la produzione di carbonato di calcio.

Se la complessa reazione viene fatta eseguire in un contenitore con sabbia essa inizia a cementificare, fino a creare un vero e proprio mattone. L'aspetto più interessante risiede nel fatto che questi blocchi possono avere la resistenza desiderata dai ricercatori, in base al tempo lasciato ai microorganismi di “lavorare”. Il processo non è dissimile da quello che determina la formazione delle conchiglie, come dichiarato dal supervisore della dottoressa Lambert, il professor Dyllon Randall.

I benefici dei bio-mattoni a base di urina umana sono molteplici. Innanzitutto la reazione avviene a temperatura ambiente in appositi stampi, mentre per creare i mattoni classici è necessario cuocerli in forni appositi a temperature che arrivano a 1.400° centigradi. Si tratta di una procedura che proietta grandi quantità di anidride carbonica in atmosfera, il più impattante dei gas serra e dunque catalizzatore del riscaldamento globale. Se ciò non bastasse, durante la creazione dei bio-mattoni vengono rilasciati azoto e potassio, che sono tra i principali componenti dei fertilizzati utilizzati in commercio. Anche il fosforo presente nell'urina può essere trasformato in fosfato di calcio, un altro ingrediente chiave dei fertilizzanti.

L'intero meccanismo si basa su speciali orinatoi che durante la produzione dei bio-mattoni creano fertilizzanti solidi, mentre le acque rimanenti al termine della procedura possono essere raccolte e a loro volta trasformate in un altro fertilizzante. La tecnica rivoluzionaria, spiegata nel dettaglio in due articoli (qui e qui) pubblicati sul Journal of Environmental Chemical Engineering, deve essere ancora ottimizzata al meglio e resa profittevole, ma i suoi ideatori sono ottimisti sui futuri sviluppi e sulla sua diffusione.

[Credit: Università di Città del Capo]