3 Settembre 2021
11:05

Così i cambiamenti climatici stanno deformando la crosta terrestre

Combinando immagini satellitari raccolte negli ultimi venti anni con i dati di un modello matematico, un team di ricerca guidato da scienziati dell’Università di Harvard ha dimostrato che lo scioglimento dei ghiacci provocato dai cambiamenti climatici sta facendo “slittare” in verticale e orizzontale la crosta terrestre, deformandola.
A cura di Andrea Centini

Una delle principali conseguenze del riscaldamento globale catalizzato dai cambiamenti climatici è lo scioglimento dei ghiacci, che si verifica sia ai poli che sulle catene montuose. Questo processo non solo ha effetti drammatici sugli equilibri degli ecosistemi – basti pensare alla progressiva scomparsa dell'habitat naturale di foche, orsi polari e animali che vivono ad alta quota -, ma determina anche un pericolosissimo innalzamento del livello del mare. Se non riusciremo a contenere l'aumento delle temperature abbattendo le emissioni di gas a effetto serra, entro pochi decenni rischiano di sparire sott'acqua intere isole oceaniche (in particolar modo gli atolli del Pacifico), metropoli e regioni costiere in tutto il mondo, con conseguenze catastrofiche per tutta l'umanità. Secondo un nuovo studio lo scioglimento dei ghiacci sta avendo anche un effetto imprevisto: la deformazione della crosta terrestre, che alleggerita dal peso del ghiaccio scomparso si sta sollevando, compiendo piccoli ma significativi movimenti in tutte le direzioni (tridimensionali).

A determinare che lo scioglimento dei ghiacci sta deformando la crosta terrestre è stato un team di ricerca guidato da scienziati del Dipartimento di Scienze della Terra e del Pianeta della prestigiosa Università di Harvard, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Geoscienze dell'Università dell'Arizona, del Massachusetts Institute of Technology (MIT), e dell'Osservatorio della Terra di Lamont-Doherty presso l'Università Columbia. I ricercatori, coordinati dalla professoressa Sophie Coulson, ora nel Gruppo di fluidodinamica e meccanica dei solidi del Los Alamos National Laboratory, sono giunti alle loro conclusioni incrociando le immagini del sistema satellitare di navigazione globale (GNSS) raccolte negli ultimi venti anni con i dati di modelli matematici, in grado di prevedere il comportamento della crosta terrestre in relazione alla perdita di massa dovuta allo scioglimento dei ghiacci. Le immagini satellitari si riferivano principalmente alle variazioni innescate dallo scioglimento in Groenlandia, calotte glaciali, Antartide e ghiacciai montani.

Dall'analisi dei dati è emerso che, tra 2003 e il 2018, lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e al Polo Nord (Artico) ha determinato uno spostamento orizzontale della crosta terrestre in larga parte dell'emisfero settentrionale. Negli Stati Uniti e in Canada tale spostamento è stato pari sino a 0,3 millimetri all'anno, mentre in Europa, e in particolar modo nei Paesi scandinavi, lo spostamento è stato fino a 0,2 millimetri annui. I movimenti della crosta terrestre scaturiti dall'alleggerimento non coinvolgono solo le aree prossime al punto in cui la massa di ghiaccio è andata perduta, ma gli effetti sono stati osservati anche a 1000 chilometri di distanza. “Mostriamo che, anziché essere localizzato solo nelle regioni in cui c'è stata perdita di ghiaccio, lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia e dei ghiacciai artici ha causato una significativa deformazione orizzontale e verticale della crosta che si estende su gran parte dell'emisfero settentrionale”, ha sottolineato la professoressa Coulson.

I ricercatori hanno determinato che questo movimento superficiale 3D è variato di anno in anno in “magnitudine e direzione”, sulla base dell'entità dello scioglimento. Recentemente un team di ricerca del Key Laboratory of Water Cycle and Related Land Surface Processes dell'Accademia Cinese delle Scienze ha determinato che la perdita di massa dovuta allo scioglimento dei ghiacci ha persino spostato l'asse di rotazione della Terra. I dettagli della ricerca “The Global Fingerprint of Modern Ice-Mass Loss on 3-D Crustal Motion” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Geophysical Research Letters.

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