Credit: Sergei Khomenko/FAO
in foto: Credit: Sergei Khomenko/FAO

In tre sole settimane i cambiamenti climatici hanno provocato la morte di oltre 200mila saighe (Saiga tatarica), curiose antilopi che sembrano uscite direttamente da un episodio de L'Era Glaciale. La devastante moria, che ha annientato in un colpo solo il 60 percento degli esemplari della specie, è stata tecnicamente un'infezione batterica, la pasteurellosi, ma a innescare il microorganismo assassino è stato proprio il riscaldamento globale causato dall'uomo.

A svelare definitivamente il mistero sull'evento, avvenuto nelle steppe del Kazakistan nel 2015, un team di ricerca internazionale guidato da studiosi del Royal Veterinary College di Londra. Che fosse stata una setticemia emorragica (avvelenamento del sangue) provocata dal batterio Pasteurella multocida di tipo B fu chiaro sin da subito. La vera domanda era: che cosa lo ha scatenato? Del resto, il batterio vive normalmente all'interno delle saighe, senza provocare particolari problemi. Eppure, in determinate circostanze, può trasformarsi in un vero e proprio killer di massa.

Gli studiosi hanno condotto un'analisi climatica della remota area interessata dalla strage, facendo emergere che all'inizio dell'epidemia si manifestarono temperature insolitamente elevate, associate a un'umidità molto superiore alla norma. Ciò avrebbe spinto i batteri a migrare dai tessuti nel caldo flusso sanguigno delle antilopi, producendo la gravissima infezione che le ha uccise in modo atroce.

Le saighe non sono nuove a morie di massa: nel 1998 ci fu una strage con 270mila capi morti; nel 1988 ne morirono 70mila, e altri 12mila persero la vita nel 2010. Facendo analisi a ritroso, i ricercatori hanno trovato sempre lo stesso schema, legato all'innalzamento delle temperature e dell'umidità. Poiché i modelli climatici prevedono che negli habitat delle saighe, nei prossimi decenni, ci saranno impennate sempre più forti e frequenti, è possibile che l'intera specie possa essere spazzata via in un colpo solo. Del resto si trova già in pericolo critico di estinzione (codice CR) nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN).

A rendere estremamente complessa la tutela della specie vi è l'habitat remoto in cui vive e soprattutto l'impossibilità di somministrare penicillina a grandi numeri di capi. Il futuro di queste antilopi è appeso a un filo, e l'unica speranza di salvarle è impegnarsi concretamente contro i cambiamenti climatici. I dettagli sulla moria delle saighe sono stati pubblicati su Science Advances.

[Credit: Sergei Khomenko/FAO]