La prolungata esposizione ai composti chimici dell'argento o alla polvere dello stesso elemento può innescare una condizione clinica nota col nome di argiria o argirosi. La caratteristica principale dell'argiria è una evidente alterazione della colorazione della pelle, che può tendere al grigio-bluastro, proprio a causa dell'accumulo graduale dell'argento nell'organismo. Può essere localizzata in una parte del corpo oppure generalizzata, diventando irreversibile quando subentra la fase cronica. Le cause principali solo legate all'inalazione e all'ingestione prolungata delle sostanze responsabili, con le quali si entra principalmente in contatto per motivi terapeutici o professionali. L'alterazione dermatologica fu descritta per la prima volta dal medico tedesco Johann Abraham Albers nel XVIII secolo; oggi si registra un numero sensibilmente inferiori di casi rispetto al passato.

Sintomi e cause dell'argiria

La pelle di color grigio-bluastro è l'unico sintomo confermato dell'argiria, una condizione non letale causata da inalazione/ingestione prolungata di composti d'argento. La condizione potrebbe determinare anche una riduzione della funzionalità renale e della visione notturna, tuttavia gli studi sono ancora in corso. Da non sottovalutare l'impatto psicologico del fattore estetico, che può seriamente compromettere la qualità della vita, sia lavorativa che sentimentale. L'argiria non va confusa con l'intossicazione acuta – l'avvelenamento – da composti caustici dell'argento, che provocano seri sintomi gastrointestinali, collasso e ustioni all'apparato respiratorio e digestivo. L'esposizione prolungata alle sostanze responsabili produce un accumulo nell'organismo; stimolate dalla luce solare si scindono in microparticelle di argento metallico o solfuri d'argento che si depositano nella pelle, determinando la caratteristica colorazione.

Come si sviluppa l'argiria

Poiché l'argento possiede una capacità antimicrobica, prima della scoperta della penicillina e di altri antibiotici molti medicamenti si basavano proprio su questo elemento. Ad esempio bende contenenti creme con sulfadiazina-argentica e nanoparticelle di argento venivano posizionate sulle ferite per evitare potenziali infezioni, benché diversi studi abbiano rilevato l'impatto citotossico e il ritardo nella guarigione. Allo stesso scopo veniva utilizzato l'argento colloidale, una miscela contenente particelle di argento in sospensione da applicare sul corpo. L'uso prolungato di questi rimedi era legato alla comparsa dell'argiria localizzata, mentre quella generalizzata era più spesso associata al lavoro del minatore e a quello dell'operaio nelle fabbriche in cui si producevano oggetti d'argento. A partire dagli anni '90, nonostante il rischio di argiria, allergia e interazione con altri farmaci, l'argento colloidale è curiosamente tornato in vendita come “medicina alternativa” e rimedio omeopatico.

Casi noti di argiria

Uno dei più recenti casi di argiria balzati agli onori della cronaca è quello di Paul Karason, un uomo americano che nel 2007 rese pubblica la propria condizione presentandola in una puntata del “The Today Show” della NBC. Conosciuto col soprannome di “Papa Smurf” (Grande Puffo) per la colorazione bluastra della pelle e la barba bianca, sviluppò l'argiria poiché decise di trattare autonomamente una dermatite del viso con argento colloidale fatto in casa. L'uso prolungato della sostanza causò un'argiria cronica e irreversibile. L'uomo è morto a 62 anni nel 2013 a causa di un ictus (seguito a un infarto), non legati alla sua condizione. Un altro caso noto di argiria è quello del politico americano Stan Jones del Montana; si candidò al senato nel 2002 e nel 2006 ma non venne eletto. Come Karason, anche lui aveva fatto uso di argento colloidale fatto in casa.