Tra le varie forme di afasia, una condizione che comporta l'incapacità (totale o parziale) di comprendere e articolare il linguaggio, l'afasia di Wernicke rappresenta una delle più peculiari. I pazienti colpiti, infatti, sono in grado di parlare fluentemente e con una frequenza tipica, tuttavia non comprendono ciò che dicono e ciò che viene richiesto loro, di conseguenza producono intere frasi ricche di neologismi e parole senza senso, pur mantenendo una forma sintattica corretta. Ciò avviene perché i malati non sanno di essere affetti dal disturbo. Il nome della patologia deriva da quello del fisico, psichiatra e neuropatologo tedesco Carl Wincker, che descrisse per primo la regione del cervello che oggi prende il suo nome, l'area di Wernicke, dove risiede la comprensione del linguaggio. Quest'area, conosciuta anche come area percettiva del linguaggio, è una componente della corteccia cerebrale e fa parte del lobo temporale. L'afasia di Wernicke può essere scatenata da malattie cerebrali come ictus e tumori, ma anche gravi traumi che producono lesioni nel tessuto interessato. Ecco cosa c'è da sapere su questa condizione.

Cos'è l'afasia di Wernicke

L'afasia di Wernicke è una forma di afasia nella quale sono compromesse sia la fase recettiva che quella espressiva del linguaggio. È nota anche come afasia fluente e recettiva. Il paziente non sa di essere affetto dalla condizione e parla fluentemente, ma usando un linguaggio completamente nuovo (gergoafasia) ricco di neologismi e parole prive di senso, che spesso rimandano a quelle che avrebbe dovuto esprimere. Ciò avviene per sostituzione di fonemi o di intere parole all'interno di una frase, una procedura che si riflette anche nella scrittura. Non comprendendo ciò che gli viene detto, il paziente può ripetere la stessa azione anche innanzi a domande differenti.

I sintomi dell'afasia di Wernicke

Come indicato, chi è affetto da afasia di Wernicke non sa di essere malato, e poiché non riesce a capire ciò che gli viene detto e si esprime in un linguaggio incomprensibile, spesso manifesta un comportamento aggressivo, di frustrazione e paranoia. A differenza di altre forme di afasia la condizione non è associata a emiparesi, cioè a una compromissione motoria, dato che l'area di Wernicke è specifica per il linguaggio. L'incapacità di eseguire anche le più semplici richieste ha un impatto devastante sugli aspetti relazionali, sociali e lavorativi.

Le cause dell'afasia di Wernicke

Le causa principale dell'afasia di Wernicke è rappresentata dall'ictus o colpo apoplettico, che può produrre una lesione più o meno profonda nella regione del cervello legata al linguaggio. L'ictus è prevalentemente di tipo ischemico, cioè provocato da un coagulo che blocca il flusso sanguigno, ma può essere anche emorragico. Ciò determina un drastica riduzione di ossigeno e di sostanze nutritive al cervello, provocando la morte dei neuroni e la conseguente lesione del tessuto. Più è esteso il danno nell'area di Wernicke, peggiori sono i sintomi e le probabilità di recupero del paziente. L'afasia di Wernicke può essere provocata anche da tumori cerebrali, gravi traumi cranici (ad esempio in seguito a una caduta o a un incidente stradale), epilessia e patologie neurodegenerative alla stregua del morbo di Parkinson e del morbo di Alzheimer.

Diagnosi e trattamento dell'afasia di Wernicke

L'afasia di Wernicke viene diagnostica attraverso una risonanza magnetica o una tomografia computerizzata, che sono in grado di rilevare le lesioni cerebrali, mentre un logopedista può valutare quanto sia approfondito il danno al linguaggio. Esistono diversi test in grado di verificare tipo e gravità dell'afasia; fra essi vi sono il Revised Token Test (RTT) e il Communication Activities of Daily Living. Il trattamento per questa forma di afasia si basa sulla collaborazione tra pazienti, neurologi e logopedisti, che attraverso diverse tecniche provano a far “recuperare” le parole perdute e migliorare la comprensione delle conversazioni. È previsto l'utilizzo di immagini e supporti informatici, oltre che il coinvolgimento del partner e dei famigliari del paziente. Le possibilità di recupero, anche se non completo, sono legate alla gravità delle lesioni, al livello di istruzione, alla storia medica e all'età del paziente. La riuscita dell'intero percorso affonda le radici nella neuroplasticità, ovvero nella capacità del cervello di generare nuove connessioni e adattarsi alla nuova condizione prodottasi in seguito al danno cerebrale.

[Credit: Dassel]