Credit: Leslie G Biesecker – US National Institutes of Health
in foto: Credit: Leslie G Biesecker – US National Institutes of Health

La sindrome di Proteo è una delle più impressionanti e subdole malattie genetiche rare in grado di deturpare il corpo umano. Non ha carattere di ereditarietà e dunque colpisce in modo del tutto casuale e misterioso; non ha una cura; è difficilissima da diagnosticare; si manifesta a partire dal sesto al diciottesimo mese dopo la nascita – i bimbi dopo il parto sono apparentemente sani – e comporta abnormi ed estese deformazioni. La crescita incontrollata e non armonica può colpire indistintamente il sistema nervoso, il tessuto osseo, il tessuto adiposo, i vasi sanguigni e linfatici, la pelle e gli organi interni, manifestandosi con differenze sostanziali tra un paziente e un altro. Ecco perché è stata chiamata "sindrome di Proteo", come il dio marino greco che aveva la facoltà di cambiare a proprio piacimento l'aspetto fisico. È legata a una mutazione del gene AKT1 presente sul cromosoma 14, che impedisce la corretta regolamentazione del ciclo di vita cellulare. In parole semplici, permette alle cellule di crescere senza alcun controllo. Spesso i pazienti muoiono giovanissimi a causa delle complicazioni, in particolar modo a causa di embolie polmonari e crisi respiratorie.

Cos'è la sindrome di Proteo

La sindrome di Proteo (o sindrome Proteus) è una malattia genetica molto rara che comporta iperaccrescimento progressivo e incontrollato di tessuti, ossa, pelle e organi. In letteratura medica si conoscono in tutto 200 casi e al momento si stima ne siano colpite 120 persone in tutto il mondo. La prevalenza è inferiore a un nuovo caso ogni milione di nascite. Potrebbe tuttavia trattarsi di una sottostima, dato che le malformazioni che comporta sono estremamente variabili da paziente a paziente; si ipotizza che alcune potrebbero essere così lievi da non essere addirittura diagnosticate. La sindrome fu descritta per la prima volta nel 1979 dal medico americano M. Michael Cohen, scomparso l'11 febbraio 2018 a causa di una polmonite.

Sintomi e complicanze della sindrome di Proteo

Le devastanti malformazioni a carico di arti, testa e colonna vertebrale rappresentano gli effetti più immediatamente riconoscibili della sindrome. La crescita eccessiva di ossa, pelle e organi è anche disarmonica, provocando discrepanze sia nella forma che nella distribuzione dei tessuti. Ad esempio, un braccio può apparire normale mentre l'altro può manifestarsi incredibilmente lungo e deforme, così come un lato del corpo può accumulare molto grasso e l'altro no. Tra gli organi che si accrescono di più vi sono il colon e la milza. Estese anche le malformazioni a carico dei vasi sanguigni e dei nervi periferici, che possono dar vita a ispessimenti verrucosi sotto la pelle. Spesso la sindrome di Proteo si accompagna a tumori benigni (come i lipomi) in vari distretti del corpo, ma in alcuni casi si sviluppano anche quelli maligni. A causa delle malformazioni i pazienti possono andare facilmente incontro a lussazioni e problemi articolari, mentre lo schiacciamento dei vasi e dell'encefalo può portare a deficit cognitivi/intellettivi a causa dello scarso afflusso sanguigno. Strabismo, epilessia, depressione e alterata funzionalità dell'apparato urinario sono comuni. Le malformazioni ai danni dei vasi sanguigni possono determinare una trombosi venosa profonda che a sua volta può essere responsabile di un'embolia polmonare, con conseguenze potenzialmente fatali. Non a caso si tratta della principale causa di morte per i pazienti.

Le cause della sindrome di Proteo

La sindrome di Proteo è una malattia genetica non ereditaria; si manifesta a causa di una mutazione acquisita spontaneamente ai danni del gene AKT1 sul cromosoma 14, che ha il compito di regolare il ciclo di vita cellulare e armonizzare l'accrescimento. In passato si riteneva che la sindrome di Proteo fosse scatenata dal gene PTEN sul cromosoma 10.

Diagnosi e cura della sindrome di Proteo

Diagnosticare la sindrome di Proteo prima che manifesti i suoi sintomi è estremamente complesso, poiché la mutazione del gene AKT1 non è presente nelle cellule del sangue. Per questo quando i medici iniziano a sospettarla richiedono un test genetico sulle cellule del tessuto che si sta deformando. Esami radiografici e risonanze magnetiche possono fornire un quadro più preciso e far escludere ai medici altre sindromi con effetti simili sul corpo. Non esiste una cura e i trattamenti sono solo sui sintomi; possono essere previste anche amputazioni nei casi peggiori.