Credit: geralt
in foto: Credit: geralt

La sindrome della testa che esplode è un peculiare disturbo del sonno caratterizzato dalla percezione di un fortissimo rumore improvviso, come quello di un'esplosione, che talvolta può essere accompagnato da flash di luce – come lampi di un temporale o scariche elettriche – e contrazione involontaria dei muscoli delle gambe (mioclono). Tipicamente si manifesta nel momento in cui ci si sta per addormentare. Si ritiene che colpisca almeno una volta nella vita il 10 percento della popolazione, anche se ci sono categorie più esposte al rischio. Le cause del disturbo non sono note ma esistono varie ipotesi, che spaziano dalle disfunzioni dell'orecchio medio allo stress e all'ansia, passando per i trattamenti farmacologici e l'abuso di sostanze.

Cos'è la sindrome della testa che esplode

La sindrome della testa che esplode è una parasonnia, un disturbo del sonno che si manifesta con allucinazioni auditive e visive e contrazioni involontarie della muscolatura. Chi ne soffre, prima di addormentarsi (nel cosiddetto “dormiveglia”) percepisce un rumore assordante, come l'esplosione di una bomba, di fuochi pirotecnici o di un colpo di pistola, che fa svegliare di soprassalto. Nel 10 percento dei pazienti il rumore si accompagna alla visione di lampi e flash di luce. Quando le allucinazioni sono sia visive che auditive la sensazione sperimentata è simile a quella di una potente scarica elettica.

Chi colpisce la sindrome della testa che esplode

Si ritiene che la sindrome della testa che esplode interessi il 10 percento della popolazione, tuttavia potrebbe essere una stima al ribasso, poiché molte persone preferiscono non parlarne, temendo si tratti di una qualche patologia mentale. In realtà, come indicato, si tratta di un disturbo del sonno. I soggetti più a rischio sono le donne e chi ha superato i 50 anni di età, anche se casi diffusi sono stati registrati anche tra bambini e giovani. La sindrome può manifestarsi una sola volta nella vita, ma anche quotidianamente e più volte nella stessa notte, nei pazienti più predisposti.

Sintomi e complicanze della sindrome della testa che esplode

La complicanza immediata più evidente della sindrome della testa che esplode è la sensazione di angoscia e paura determinata dall'insolito rumore percepito. Chi si sveglia di soprassalto può sudare freddo e avere le palpitazioni, in taluni casi sperimentando anche un senso di confusione e mal di testa. In molti casi chi viene colto di sorpresa dalla sindrome teme di avere un ictus o un infarto in atto, un pensiero che catalizza ulteriormente le reazioni fisiologiche della paura. C'è anche chi percepisce una sensazione di elettricità statica, un leggero formicolio sulla pelle che sale fino alla testa e poi determina l'allucinazione del boato. Chi viene costantemente svegliato dalla sindrome della testa che esplode può andare incontro alle serie conseguenze dell'insonnia.

Le cause della sindrome della testa che esplode

Ad oggi non esiste una causa esatta della sindrome della testa che esplode, ma gli scienziati propongono diverse ipotesi. Tra le più accreditate vi è una disfunzione in un'area del cervello chiamata “formazione reticolare”, che è implicata nella transizione tra il sonno e la veglia. Altre ipotesi tenute in considerazione sono disfunzioni dell'orecchio medio e della tromba di Eustachio; fistole labirintiche; calo del sonno delta (che si riduce normalmente con l'avanzare dell'età); un periodo di forte stress e ansia; effetti collaterali di farmaci o interruzione di antidepressivi; abuso di droghe e alcol e altre condizioni fisiche e psicologiche.

Come si cura la sindrome della testa che esplode

Molto spesso a ridurre gli eventi di sindrome della testa che esplode è la semplice rassicurazione da parte del personale sanitario, che indica al paziente di non soffrire di patologie fisiche e mentali. In alcuni casi clinici sono risultati efficaci farmaci contro l'epilessia, la depressione e altri disturbi neuropsichiatrici, oltre che i bloccanti per i canali di calcio. Fra quelli più prescritti la clomipramina, la flunarizina, la carbamazepina, la nifedipina e il topiramato. Dopo alcuni mesi di trattamento il disturbo tende a svanire.