Con la crescita del numero di contagi tra 0 e 18 anni, si sta registrando un aumento dei casi di sindrome infiammatoria multisistemica nei bambini – multisystem inflammatory syndrome in children, MIS-C, una malattia che nei primi mesi della pandemia di Covid era stata confusa con la sindrome di Kawasaki, con cui in parte condivide alcune caratteristiche cliniche. Da questa, però, si distingue per una serie di manifestazioni peculiari che suggeriscono un interessamento multisistemico grave, prevalentemente miocardico e/o gastrointestinale, sebbene in entrambe sia stata rilevata un’eccessiva risposta infiammatoria determinata da un’alterazione dei livelli di citochine. Con delle differenze, come descritto in una recente pubblicazione sulla rivista scientifica Cell dei ricercatori dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, realizzata in collaborazione con il Karolinska Institute di Stoccolma, che ha evidenziato un’elevata presenza di auto-anticorpi, ovvero anticorpi diretti contro porzioni di tessuto cardiaco o sostanze proprie dell’organismo, nei bambini con Covid-19 che sviluppano MIS-C rispetto a quelli con malattia di Kawasaki. Anche l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato un rapporto con le indicazioni sulla malattia di Kawasaki e la MIS-C legata a Covid-19, fornendo indicazioni essenziali e raccomandazioni per gestire queste sindromi pediatriche ed adolescenziali.

Cos’è la sindrome infiammatoria multisistemica pediatrica (MIS-C)

Osservata come conseguenza pediatrica dell’infezione da Sars-Cov-2, è una malattia infiammatoria multiorgano per cui le evidenze scientifiche ad oggi disponibili indicano che possa instaurarsi anche in seguito a forme lievi di Covid. Nonostante dallo scorso ottobre sia stato segnalato un aumento dei casi, si tratta di una condizione rara, come indicato anche dai dati che arrivano dagli Stati Uniti, dove i Centers for Disease Control and Prevention indicano un totale di 2.060 casi da quando lo scorso maggio è partito il monitoraggio, la maggior parte tra bambini di età compresa tra 1 e 14 anni (età media di 9 anni).

Un numero limitato che, tuttavia, ha fatto registrare un importante aumento a partire dallo scorso ottobre, quando i casi erano all’incirca 1.000, superando i 2.000 nel mese di febbraio. I ricercatori dei CDC stanno inoltre valutando lo stato di salute generale nei bambini e adolescenti colpiti da MIS-C per cercare di saperne di più sui fattori di rischio specifici, sulla progressione della malattia e sui segni clinici che consentono di distinguere questa sindrome infiammatoria da malattie simili. Prime indicazioni suggeriscono che l’obesità infantile possa essere associata a un peggiore decorso clinico.

Quali sono i sintomi della MIS-C

La condizione, come detto, è caratterizzata da un’infiammazione che può interessare più organi, inclusi cuore, polmoni, reni, cervello, pelle, occhi e organi gastrointestinali. I bambini che sviluppano MIS-C presentano generalmente febbre alta e vari sintomi, tra cui disturbi gastrointestinali, come dolori addominali (intestino), vomito o diarrea, ma anche eruzioni cutanee, congiuntivite, stanchezza e dolori al collo. Altri segnali di MIS-C, indicano sempre i CDC, possono essere difficoltà respiratorie, sensazione di dolore o pressione al petto, confusione, insonnia o difficoltà nel risveglio, labbra o viso bluastri e forti dolori addominali.

Tra le complicanze anche problemi al cuore

A destare particolare preoccupazione, anche lo stato di salute dei bambini che sono riusciti a superare la MIS-C. Una review pubblicata su EClinicalMedicine ha indicato che su circa il 90% dei bambini che sono stati sottoposti a un elettrocardiogramma, più della metà (54%) ha mostrato anomalie cardiache, tra cui dilatazione delle arterie coronariche, ridotta capacità del cuore (frazione di eiezione depressa) e in quasi il 10% dei casi, i test diagnostici hanno indicato la presenza un aneurisma nei vasi sanguigni coronarici.