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Tra le malattie in grado di deturpare il corpo umano la filariosi linfatica (conosciuta comunemente come elefantiasi) è ritenuta una delle peggiori, potendo sfociare in spaventosi accumuli di tessuto – anche superiori ai 50 chilogrammi di peso – su arti inferiori e organi genitali. Si tratta di una patologia tropicale trasmessa da varie specie di zanzare ed è provocata da nematodi appartenenti alla famiglia delle Filariidae (le cosiddette filarie), che entrano in circolo dopo la puntura degli insetti. Il nome elefantiasi fu utilizzato per lap rima volta dal poeta e filoso romano Lucrezio alcuni decenni prima della nascita di Cristo, dopo aver osservato deformazioni “a zampa di elefante” in alcune popolazioni africane. Con questo termine ci si riferisce anche all'indurimento e all'ispessimento dei tessuti scaturito da malattie genetiche, immunitarie e infettive come la leishmaniosi, la podoconiosi e la Sindrome di Proteus.

Cos'è la filariosi linfatica

La filariosi linfatica è una malattia parassitaria tropicale trasmessa da zanzare dei generi Culex, Aedes, Anopheles, Mansonia e altri, che fungono da vettrici dei vermi nematodi conosciuti come filarie. L'uomo, l'ospite finale, viene infettato da tre specie: Wuchereria bancrofti, responsabile della quasi totalità dei casi (90 percento); Brugia malayi, che causa la maggior parte di quelli restanti e il meno diffuso Brugia timori. Le punture delle zanzare infette fanno entrare nell'organismo le filarie al terzo stadio; una volta in circolo invadono i vasi linfatici dove completano la maturazione: qui possono sopravvivere per diversi anni. I vermi adulti producono migliaia di larve (microfilarie) che entrano nel circolo sanguigno, pronte a essere “raccolte” da un'altra zanzara durante il pasto di sangue, dando così seguito al ciclo.

I sintomi della filariosi linfatica

La filariosi linfatica si manifesta con una sintomatologia generica e una specifica, benché in taluni casi possa essere una malattia asintomatica. Molto dipende dal numero di punture infette alle quali è stato esposto il paziente; maggiore è il numero di vermi nematodi introdotti e peggiori sono le conseguenze. Per quanto concerne i sintomi generici possono comparire febbre, mal di testa, brividi di freddo e spossatezza. Generalmente si viene infettati da bambini, ma le conseguenze più deturpanti si palesano più avanti con l'età. Nella fase precoce della malattia compaiono ingrossamenti dei linfonodi, accumuli di linfa (linfedema), ascessi sotto la pelle, infiammazioni dei genitali maschili come l'orchite e perdita di liquido linfatico dalle urine (chiluria). Sono tutte condizioni legate all'ostruzione dei vasi linfatici da parte dei nematodi, che possono crescere fino ai 10 centimetri di lunghezza (benché filiformi).

Le complicazioni della filariosi linfatica

Col passare del tempo l'ostruzione dei vasi linfatici peggiora e il ristagno del materiale determina varici linfatiche con rigonfiamento della pelle di varia gravità, fino a sfociare nella “pachidermia” tipica, caratterizzata da pelle spessa, dura, tendente a lesionarsi e a sviluppare ulcere e infezioni. All'accumulo di tessuto contribuiscono anche le continue infezioni batteriche, favorite dalla compromissione del sistema linfatico a causa dei parassiti. I rigonfiamenti riguardano soprattutto gli arti inferiori, ma si possono sviluppare anche un abnorme idrocele (accumulo di liquidi nello scroto) e deformazione delle mammelle. La filariosi linfatica è raramente mortale – quando uccide spesso è a causa di shock settico per le infezioni batteriche -, tuttavia le deformazioni che determina sono causa di invalidità, isolamento sociale e sofferenza psicologica. L'elefantiasi comporta infatti un pesante stigma sociale ed è un catalizzatore per la povertà.

Diagnosi e cura della filariosi linfatica

La diagnosi della filariosi linfatica avviene con specifici test microbiologici, sierologici e scansioni, che possono mettere in evidenza la presenza delle filarie nell'organismo. La prevenzione rappresenta la principale arma contro l'elefantiasi, per questo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nei Paesi tropicali più colpiti ha messo a punto un trattamento chemioterapico su larga scala. Esso è basato su tre strategie distinte con l'adozione di albendazolo (400 mg) – da prendere due volte all'anno – e il citrato di Di-etil-Carbamazina (DEC). I due farmaci e l'ivermectina sono efficaci anche nelle persone già infette, poiché uccidono la maggior parte delle filarie. Va fatta molta attenzione al dosaggio poiché uccidere contemporaneamente tutte le filarie può scatenare infezioni dagli esiti devastanti. In alcuni casi di grave elefantiasi e idrocele può essere efficace anche l'intervento chirurgico.