29 Settembre 2021
15:25

Cos’è la “droga dello stupro”, secondo la scienza

La cosiddetta “droga dello stupro” non è un’unica sostanza stupefacente, ma un insieme di composti chimici – sia legali che illegali – utilizzati dai malintenzionati per aggredire sessualmente le vittime, inducendo amnesia, confusione, disinibizione e altri effetti psicoattivi. La più utilizzata in assoluto, secondo la ricerca scientifica, è l’alcol.
A cura di Andrea Centini

Negli ultimi venti anni è balzata agli onori della cronaca in più occasioni la famigerata “droga dello stupro”, una sostanza stupefacente che, nell'immaginario collettivo, viene versata di nascosto in una bevanda della vittima per indurre disinibizione, amnesia, confusione e sedazione, con lo scopo abietto di profittarne sessualmente. In realtà non esiste un composto chimico specifico inquadrato sotto l'appellativo di “droga dello stupro”, né una descrizione scientifica univoca. Si tratta infatti di un ampio ventaglio di sostanze che abbraccia principi attivi differenti, sia legali e illegali, che spaziano dal comune alcol al Flunitrazepam (una benzodiazepina), fino al famigerato GHB (acido γ-idrossibutirrico), che è stato associato agli ultimi casi di cronaca che hanno avuto come protagonisti Claudia Rivelli, la sorella di Ornella Muti, e Luca Morisi, ex responsabile della comunicazione della Lega. Il GHB è un farmaco – oltre che un neurotrasmettitore naturale – utilizzato in ambito medico come anestetico e per trattare l'alcolismo, tuttavia essendo un liquido inodore, incolore e dalle spiccate capacità psicoattive, è spesso considerato come “droga dello stupro” per eccellenza.

Nello studio “Prevalence of Drugs Used in Cases of Alleged Sexual Assault” pubblicato sul Journal of Analytical Toxicology dagli scienziati americani di ElSohly Laboratories e Roche Diagnostics sono stati analizzati i campioni di urine di circa 1.200 persone, tutte vittime di presunte aggressioni sessuali che sarebbero state facilitate dall'uso di sostanze. Dagli esami di laboratorio è emerso che 451 sono risultate positive all'etanolo; 218 ai cannabinoidi; 97 alla benzoilecgonina; 97 alle benzodiazepine; 51 alle anfetamine; 48 al GHB; 25 agli oppiacei; 17 al propossifene e 12 ai barbiturici. La maggior parte non presentava tracce dei composti ricercati. Da questi dati risulta che ben il 38 percento dei soggetti coinvolti è stato trovato positivo all'alcol, una sostanza che i malintenzionati possono utilizzare “alla luce del sole”, spingendo la vittima a berne quantità molto superiori a quelle sopportate. L'alcol, come evidenziato nello studio “Alcohol-Related Sexual Assault: A Common Problem among College Students”, è la sostanza più utilizzata nelle aggressioni sessuali poiché induce una “ridotta capacità di correggere le percezioni errate e una ridotta capacità di resistere alle avance sessuali e al comportamento sessuale aggressivo”.

Per quanto concerne il GHB, nello studio statunitense è stato trovato soltanto 4,1 percento dei casi; una delle ragioni può risiedere nel fatto che questa sostanza è rintracciare nell'organismo soltanto tra le 6 e le 12 ore dopo l'ingestione, a causa della rapidità con cui viene metabolizzata dall'organismo umano (come indicato si tratta di un amminoacido prodotto naturalmente dal nostro corpo). Non a caso un altro studio britannico condotto nel 2003 che ha analizzato campioni biologici di vittime di stupri ha rilevato il GHB soltanto nel 2 percento dei casi. Le pasticche di Flunitrazepam sono considerate una “droga dello stupro” analoga al GHB, poiché possono essere somministrate di nascosto alle vittime non alterando il colore o il sapore della bevanda contaminata. Il farmaco, una benzodiazepina utilizzata per combattere l'insonnia e in anestesia, può determinare dissociazione, confusione e soprattutto amnesia anterograda, ovvero l'incapacità di generare ricordi mentre si è sotto l'influenza della sostanza. Nonostante queste caratteristiche, nello studio britannico del 2003 meno del 2 percento delle vittime aveva tracce della sostanza, mentre per lo studio pubblicato sul Journal of Analytical Toxicology era lo 0,5 percento.

Tra le altre “droghe dello stupro” evidenziate dalla ricerca scientifica vi sono diverse benzodiazepine, psicofarmaci utilizzati per combattere ansia, insonnia, depressione e attacchi di panico, che ad alte dosi possono causare amnesia anterograda e dissociazione. Anche l'MDMA, uno psichedelico, è considerata una sostanza stupefacente in grado di favorire lo stupro; pur non sedando la vittima, infatti, la disinibisce e ne altera il desiderio sessuale. Un altro composto associato alle violenze sessuali è l'anestetico Ketamina, poiché in grado di alterare la percezione della realtà e creare dissociazione nelle vittime, favorendo l'aggressione dei malintenzionati.

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