Le piante sono sensibili agli anestetici esattamente come gli animali e gli esseri umani, perdendo i loro movimenti autonomi quando vi sono esposte. Lo ha dimostrato un team di ricerca tedesco dell'Università di Bonn, che ha condotto alcuni curiosi esperimenti con etere dietilico e altre tipologie di anestetici su diverse specie di piante. La scoperta apre le porte a studi più approfonditi su queste sostanze, che sebbene vengano sfruttate in sala operatoria sin dal XIX secolo per evitare di far sentir dolore ai pazienti, i principi con cui inducono la perdita di coscienza sono ancora avvolti dal mistero. Per questo le piante potrebbero diventare un modello sperimentale eccellente per testare gli anestetici e valutare i loro effetti.

I ricercatori, coordinati dal professor F. Baluska, hanno scoperto vari effetti sulle piante esposte agli anestetici. La venere acchiappamosche (Dionaea muscipula), una delle piante carnivore più conosciute, una volta anestetizzata con etere dietilico non genera più segnali elettrici, e la trappola che si richiude automaticamente (al tatto) rimane aperta quando stimolata. I viticci della pianta del pisello sotto anestesia non presentano più i loro caratteristici movimenti autonomi per aggrapparsi, e restano inerti in posizione arricciata. Gli anestetici bloccano anche la germinazione dei semi e l'accumulo di clorofilla nelle piantine di crescione, inoltre sono state osservate reazioni nelle vescicole endocitiche e nella reattività all'ossigeno a livello cellulare, in particolar modo nelle radici di Arabidopsis, una delle piante più studiate nei laboratori scientifici.

I ricercatori hanno sfruttato una semplice reflex per analizzare i cambiamenti di stato nelle varie piante prima e dopo la procedura di anestesia. D'ora in avanti, secondo il team del professor Baluska, le piante potranno essere sfruttate come sistema di test idoneo per l'anestesia umana. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Annals of Botany.

[Credit: etheriel]