Attorno al 15 di maggio la variante Delta o VOC-21APR-02 (ex seconda indiana B.1.617.2) è divenuta quella dominante nel Regno Unito, dopo aver superato la variante Alfa (ex inglese B.1.1.7) alla base della drammatica impennata di casi e decessi nello scorso inverno. In base ai nuovi dati della Public Health England (PHE), l’agenzia governativa del Dipartimento di Sanità e Assistenza britannico, fino al 96 percento dei nuovi contagi è causato dalla variante Delta, i cui casi raddoppiano tra ogni 4,5 e 11,5 giorni, in base alla regione colpita. Greater Manchester e il Lancashire sono le contee più colpite, mentre le città con i focolai più significativi sono Leicester, Hounslow e Bolton. Gli esperti britannici ritengono che questa variante abbia una trasmissibilità del 60 percento superiore rispetto alla variante Alfa; non a caso le nuove infezioni sono aumentate da 29.892 a ben 42.323 in una settimana, comportando anche un incremento (tenuto a bada dalla campagna vaccinale) nel numero di ospedalizzati e decessi a causa della COVID-19, l'infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2. Sebbene in proporzione minore, sono stati coinvolti anche pazienti completamente vaccinati.

I dati della PHE citati dal Guardian indicano che in Gran Bretagna tra l'inizio di febbraio e l'inizio di giugno sono stati registrati circa 33mila casi di infezione da variante Delta; poco meno di 20mila si sono verificati in soggetti non vaccinati, 7.500 in chi aveva ricevuto una sola dose di vaccino e 1.800 in chi aveva aveva ricevuto la doppia dose. Com'è noto dagli studi clinici, del resto, una singola dose di vaccino anti Covid di AstraZeneca (Vaxzevria) o di Pfizer-BioNTech (Comirnaty) ha un'efficacia attorno al 30 percento contro l'infezione asintomatica da variante Delta, mentre a 14 giorni dalla seconda dose la protezione sale al 66,1 percento per l'AstraZeneca e al 93,4 percento per il vaccino a mRNA di Pfizer. Nessun vaccino è efficace al 100 percento, pertanto non ci si deve stupire che alcune persone completamente vaccinate possano restare contagiate e ammalarsi anche seriamente.

Fra le 383 persone ricoverate in ospedale con diagnosi di infezione da variante Delta del coronavirus, in 251 (il 65 percento) non erano vaccinati; in 86 (il 22 percento) avevano ricevuto una sola dose e in 42 (10 percento) avevano ricevuto due dosi di vaccino. Fra tutti i ricoverati, a un mese dalla diagnosi di positività, in 42 hanno perso la vita: 23 (il 54 percento) non era vaccinato; 12 (28 percento) erano completamente vaccinati e  7 (16 percento) avevano ricevuto una sola dose. Questi dati indicano che anche chi ha ricevuto il vaccino può ammalarsi gravemente e perdere la vita per la COVID-19, sebbene si tratti di una percentuale bassissima (comunque prevista dagli esperti). A dimostrarlo anche gli ultimi dati diffusi dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) americani, in base ai quali, su circa 100 milioni di persone completamente immunizzate (alla data del 30 aprile 2021) in 10mila sono state contagiate dal coronavirus, mille sono state ricoverate e il 2 percento ha perso la vita (ma per cause non sempre correlate al patogeno pandemico).

“Ci aspettiamo di avere infezioni occasionali nei vaccinati”, ha dichiarato al New York Times il dottor William Schaffner, specialista di vaccini presso la Vanderbilt University di Nashville. “Non esiste un vaccino nella storia che sia mai stato efficace al 100%. La vaccinazione è la migliore possibilità a nostra disposizione per evitare malattie gravi e critiche. Come è anche vero che non tutto in medicina è perfetto”, gli ha fatto eco il professor Paul Offit, direttore del Vaccine Education Center del Children's Hospital di Philadelphia. La variante Delta che sta circolando nel Regno Unito è più trasmissibile e potenzialmente più aggressiva e virulenta di quella Alfa che ha soppiantato, pertanto non c'è da stupirsi che un piccolo di numero di persone, anche se vaccinata, non riesca a vincere la battaglia col virus.