Somigliano a un “lecca-lecca” e sono un’alternativa meno invasiva al tampone naso-faringeo per la diagnosi di Covid-19 nei bambini. La svolta in tema di screening parte oggi in Germania, ed esattamente nel Nord Reno-Vestfalia, dove oltre 730mila alunni di quasi 3.800 scuole primarie e speciali verranno testati due volte alla settimana con questo nuovo strumento.

Il test “lecca-lecca” per la diagnosi di Covid

La principale differenza è che si tratta di un test meno fastidioso dei “cotton fioc” che cercano tracce del virus nel naso e nella gola, dunque più semplice da utilizzare ma comunque affidabile, secondo le sperimentazioni condotte fino ad oggi. I risultati, pubblicati in una review su Frontiers in Medicine, indicano un’attendibilità molto vicina a quella del tampone, che può arrivare fino al 98-99%, utilizzando gli stessi reagenti e macchinari impiegati per processare i classici test molecolari.

Una vera e propria rivoluzione nella lotta al coronavirus, dal momento che la vaccinazione dei bambini sotto gli 11 anni non partirà prima dell’autunno, con il vantaggio di poter mitigare al massimo il rischio di contagio nelle scuole e accrescere la sicurezza nello svolgimento dell’attività didattica in presenza. Ma come funziona questo nuovo test?

Come funziona il nuovo test

Nella sostanza, l’esame consiste in un test salivare che avviene mediante un bastoncino con all’estremità una spugna da tenere in bocca per un solo minuto, poi inserito in una provetta sterile da inviare in laboratorio per le analisi. Questo almeno è il procedimento per il test implementato in Germania, dove inizialmente viene inoltre adottato il cosiddetto pooling, ovvero l’analisi di gruppo. Più campioni vengono quindi miscelati e poi contemporaneamente esaminati: qualora l’analisi rivelasse la positività in un determinato pool, si andranno poi ad esaminare i singoli campioni per rilevare quali sono i positivi.

La facilità di prelievo e la strategia di indagine rende quindi i nuovi “lollipop” facilmente utilizzabili per lo screening nell’età pediatrica, consentendo di concentrare gli sforzi sanitari sui bambini che, se contraggono l’infezione, sviluppano una malattia meno grave degli adulti, spesso asintomatica, ma con il rischio di mantenere attiva la diffusione virale sottotraccia e accrescere l’origine di varianti più pericolose.