Il casco respiratorio "CaStar". Credit: StarMed/Intersurgical.com
in foto: Il casco respiratorio "CaStar". Credit: StarMed/Intersurgical.com

Il nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2) è un patogeno che aggredisce il sistema respiratorio, e per i pazienti con le complicazioni più serie – circa il 10 percento del totale – è richiesto il ricovero in terapia intensiva per l'assistenza con la ventilazione artificiale. I posti letto dedicati a questo tipo di trattamento sono naturalmente limitati, a causa dei macchinari e degli specialisti necessari per eseguirlo, e poiché il patogeno è particolarmente contagioso c'è il rischio di saturare rapidamente i delicati reparti degli ospedali (già largamente occupati da pazienti con altre condizioni). In Lombardia, dove si trova il focolaio epidemico più esteso in Italia, gli esperti hanno già denunciato questa eventualità. Per far fronte al problema e ridurre la pressione sui preziosi posti per la terapia intensiva, l'assessore lombardo Giulio Gallera ha annunciato che la Regione acquisterà dei caschi respiratoriCPAP”. Ecco di cosa si tratta e perché saranno utilissimi.

Cos'è e come funziona un casco CPAP

CPAP è l'acronimo di Continuous Positive Airway Pressure, ovvero ventilazione a pressione positiva continua. Si tratta dunque di “caschi respiratori”, che permettono appunto di fornire ventilazione artificiale a un paziente con difficoltà respiratorie. Ne esistono numerosi modelli prodotti da diverse aziende (italiane comprese), ma hanno più o meno tutti un aspetto che ricorda quello di un elmo da palombaro, con i vari tubi che portano ossigeno ed espellono anidride carbonica. Sono completamente trasparenti e si fissano attorno alla testa con cinghie che possono passare sotto le ascelle. Sono dispositivi portatili, sufficientemente comodi e leggeri, che hanno un costo abbastanza ridotto per un dispositivo medico. Il volume interno è di diversi litri (permette il movimento agevole della testa) e i modelli più confortevoli pesano poche centinaia di grammi; sono tutti provvisti di vari sistemi di sicurezza, come manometri per misurare la pressione interna e valvole antisoffocamento. Diversi studi clinici ne hanno dimostrato l'efficacia nel trattare varie condizioni che determinano l'insufficienza respiratoria, dunque i caschi CPAP sono dispositivi versatili e potenzialmente molto utili per far fronte all'emergenza coronavirus.

L'idea degli esperti è quella di utilizzarli per i pazienti che richiedono assistenza respiratoria ma non sono così gravi da rendere necessario il ricovero in terapia intensiva. In questo modo non solo si preservano posti letto per i pazienti più gravi, evitando la saturazione con i potenzialmente numerosi contagiati da COVID-19, ma si snellisce anche la pressione sul personale sanitario. Se infatti serve un medico ogni quattro pazienti ricoverati per la terapia intensiva, i controlli dei caschi respiratori possono essere effettuati anche da infermieri supervisionati da un medico. Parte dei 40 milioni di euro stanziati dalla Regione Lombardia per far fronte all'emergenza coronavirus saranno impiegati proprio per acquistare dispositivi come questi.