24 Novembre 2021
12:11

Cosa sappiamo sull’epidemia di influenza aviaria H5N1 in Europa: decine di focolai anche in Italia

Un’epidemia di influenza aviaria H5N1 sta colpendo numerosi allevamenti di polli e tacchini in Europa e in Italia, con centinaia di migliaia di animali uccisi.
A cura di Andrea Centini

Nella stagione 2020 – 2021 sono stati registrati oltre mille focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) nella sola Unione Europea. Nella stagione in corso ve ne sono già diverse decine anche in Italia, la stragrande maggioranza dei quali concentrata in Veneto e in particolar modo nella provincia di Verona, con una piccola parte in Lombardia e solo uno nel Lazio, come evidenziato dalla mappa dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSZ) aggiornata al 21 novembre. Sono colpiti centinaia di migliaia di tacchini da carne, polli broiler, quaglie e galline ovaiole in allevamenti intensivi e rurali. Tutti animali che vengono eliminati sistematicamente per contenere la diffusione del contagio. Tre casi sono stati riscontrati anche in uccelli selvatici: un germano reale (Anas platyrhynchos) e un fischione (Mareca penelope) in Lombardia e un gabbiano zampegialle (Larus michahellis) in Veneto. Come specificato in un articolo su The Conservation dal professor Arjan Stegeman, docente di Medicina Veterinaria presso l'Università di Utrecht, la maggior parte dei virus dell'influenza aviaria causa un'infezione lieve negli uccelli, tuttavia due sottotipi, l'H5 e l'H7, sono responsabili di malattie gravi ad altissima letalità, in grado di sterminare il 90 percento degli animali coinvolti in un focolaio nel giro di due settimane.

Fino alla fine del secolo scorso le infezioni mortali di aviaria erano rare e concentrate in allevamenti di polli e tacchini, dove potevano essere facilmente controllate e contenute, ma come sottolineato dall'esperto dei Paesi Bassi, qualcosa è cambiato quando è emerso il virus H5N1 in Cina. I controlli inefficaci negli allevamenti hanno permesso al patogeno di infettare gli uccelli selvatici e così di raggiungere efficacemente il resto dell'Asia e l'Africa (nel 2003) e l'Europa nel 2005. In che modo? Attraverso le migrazioni degli uccelli acquatici. Quando il ceppo virale è emerso era letale per il pollame ma non per i selvatici acquatici, che si infettavano solo lievemente; ciò permise loro di compiere da infetti le lunghissime migrazioni e trasportare il virus in aree geografiche molto distanti da quelle di origine. Gli esemplari che si congiungono in Siberia per il periodo riproduttivo, ad esempio, in autunno migrano negli altri continenti trasportando patogeni che continuano a mutare e a combinarsi, catalizzando la nascita di nuove varianti potenzialmente più aggressive e contagiose. Durante le migrazioni gli animali selvatici possono nuovamente entrare in contatto con quelli di interesse commerciale, innescando così i focolai letali che si stanno registrando copiosi negli allevamenti.

Come specificato dal professor Stegeman, è impossibile controllare la circolazione virale negli animali selvatici, tuttavia ove gli uccelli sostano durante le migrazioni è possibile contenere quelli allevati, tenendoli in capannoni e in strutture che non sono in contatto con le aree frequentate dai selvatici. Ma il pericolo che il virus possa diffondersi è sempre elevato: bastano stivali sporchi entrati in contatto all'esterno con le feci degli animali infetti per far diffondere in un allevamento il virus mortale. In Europa, come evidenziato dai dati sui focolai, si tratta di un problema significativo che porta all'uccisione sistematica di un numero enorme di animali. Quando il virus viene rilevato in un esemplare, l'intero allevamento viene sterminato. Per questa ragione lo scienziato dei Paesi Bassi propone l'utilizzo di vaccini di ultima generazione per trattare il pollame e i tacchini; quelli attualmente disponibili, infatti, non bloccano efficacemente l'infezione ma solo la malattia, rendendo il virus “silente” ai controlli. Per questo servono nuovi farmaci in grado di bloccare anche il contagio, la cui efficacia dovrà tuttavia essere ampiamente dimostrata. Un problema della vaccinazione risiede nel fatto che gli animali trattati potrebbero essere non desiderabili dal punto di vista commerciale, pertanto saranno necessarie normative ad hoc.

Va anche ricordato che i patogeni dell'influenza aviaria possono compiere il salto di specie all'uomo (spillover) e infettarlo. Come specificato dallo scienziato olandese, anche se la maggior parte delle varianti del virus H5 attualmente circolanti non sono considerate particolarmente minacciose per l'uomo, perlomeno in confronto al ceppo originario di H5N1, ad oggi secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono stati registrati poco meno di 500 morti. Per questo i vaccini sono considerati importanti non solo per proteggere gli animali, ma anche la salute pubblica.

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