Il peggio della pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 “deve ancora arrivare”, stando a quanto dichiarato dal direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Tedros Adhanom Ghebreyesus, tuttavia all'orizzonte si sta già stagliando il rischio della diffusione di un altro virus dal potenziale pandemico. Analizzando tamponi nasali di migliaia maiali in Cina tra il 2011 e il 2018, infatti, è stato identificato un nuovo ceppo di influenza suina, geneticamente connesso con l'H1N1 che nel 2009-2010 provocò la prima pandemia del nuovo millennio. Secondo i dati diffusi dall'OMS nell'agosto del 2010, la diffusione della suina “originale” provocò oltre 1,6 milioni di contagi 18.449 morti (ufficiali) in tutto il mondo.

Il nuovo ceppo di suina, denominato G4, è stato identificato da un team di ricerca cinese guidato da scienziati del Laboratorio chiave di Epidemiologia animale e Zoonosi del Ministero dell'Agricoltura, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Istituto nazionale per il controllo e la prevenzione delle malattie virali del CDC, dell'Accademia Cinese delle Scienze e della Shandong Agricultural University. Gli scienziati, coordinati dai professori George F. Gao e Jinhua Liu, hanno analizzato i tamponi nasali di 30mila maiali provenienti da macelli di una decina di province cinesi, oltre che da una clinica veterinaria, e hanno isolato circa 180 virus. Fra essi, uno è risultato prevalente a partire dal 2016, il ceppo con genotipo G4 dell'H1N1, che preoccupa gli scienziati poiché possiede “tutti i tratti distintivi essenziali di un virus pandemico candidato”, come hanno scritto GAO e colleghi nell'abstract del proprio articolo. Anche la famigerata “spagnola” che uccise tra i 50 e i 100 milioni di persone all'inizio del secolo scorso fu causata da una variante dell'influenza A del sottotipo H1N1 (provocato da patogeni della famiglia Orthomyxoviridae).

Per quanto concerne il nuovo ceppo di influenza suina, la sua scoperta non è stata casuale. I maiali vengono infatti testati diffusamente in Cina (e nel resto del mondo) proprio perché rappresentano un serbatoio intermedio “privilegiato” di virus potenzialmente trasmissibili all'uomo. Il G4 è stato già trovato nei lavoratori impegnati nei macelli, con un'incidenza di un positivo agli anticorpi su 10, come riporta il Guardian. Il dato è stato ottenuto attraverso test sierologici a caccia di immunoglobuline, come quelli che si fanno per il SARS-CoV-2. Gli scienziati cinesi hanno anche stimato che la popolazione generale cinese esposta al G4 sia del 4,4 percento. Pur essendo stato rilevato nell'uomo, non è noto se il nuovo virus sia capace di trasmettersi da persona a persona, come invece riesce a fare un comune virus influenzale o quello responsabile della COVID-19.

Testato su furetti, che “rispondono” ai virus influenzali con sintomi analoghi a quelli dell'uomo, il nuovo ceppo G4 ha dimostrato di innescare sintomi più gravi dei comuni patogeni dell'influenza. In provetta risulta essere altamente infettivo per le cellule umane, e la vaccinazione per la comune influenza stagionale non proteggerebbe da una eventuale esposizione. Per tutte queste ragioni gli esperti sono preoccupati; la speranza è che le autorità cinesi riescano a contenere il G4 prima che inneschi una nuova pandemia. Gli effetti sovrapposti a quella già in corso, devastanti, sarebbero potenzialmente esplosivi. I dettagli della ricerca "Prevalent Eurasian avian-like H1N1 swine influenza virus with 2009 pandemic viral genes facilitating human infection" sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica PNAS.