Durante l'estate non è così raro imbattersi in animali marini in difficoltà, come tartarughe e cetacei, e molto spesso ci si trova impreparati ad affrontare la delicata situazione, che può fare la differenza tra la vita e la morte. Trovare un animale impigliato in una rete da pesca, ferito dall'elica di una barca o non in grado di immergersi, infatti, rappresenta una speranza per la sua salvezza, laddove sono in tantissimi quelli condannati a morte certa a causa dell'incuria e della negligenza dell'uomo. Fortunatamente in Italia ci sono diverse centri specializzati nel trattamento delle specie marine, che possono intervenire tempestivamente in caso di segnalazione. La prima cosa da fare è dunque chiamare i soccorsi, e il numero di riferimento è sicuramente quello della Capitaneria di PortoGuardia Costiera, il “numero blu” 1530 per l'emergenza in mare, al quale sapranno darvi le migliori indicazioni, qualunque sia la specie con cui avete a che fare, in attesa che venga inviata la squadra di salvataggio. Naturalmente, qualora si conoscessero i contatti di un centro di recupero della zona, si può fare riferimento anche a esso. Che si tratti di squali, uccelli marini, delfini o tartarughe, è sempre doveroso contattare gli enti competenti per tutte le segnalazioni del caso.

Ho trovato una tartaruga marina in difficoltà, come mi comporto?

Se la tartaruga marina si trova in acqua, normalmente non è difficile rendersi conto se si trova in difficoltà, poiché come spiegano gli esperti, in linea di principio un esemplare in salute tenderebbe a scappare quando si prova ad avvicinarlo (e le tartarughe sono rapidissime a immergersi). Si consiglia di restare sempre dietro all'animale, mai in posizione frontale, e di tenersi a una distanza di alcuni metri. Qualora la tartaruga dovesse presentare elementi di sofferenza, spiega l'associazione tartaclubitalia, come “ad esempio la mancata immersione”, il fatto che “resti ferma per lungo tempo, sanguini vistosamente o presenti pezzi di rete o lenze intorno al corpo”, allora è necessario intervenire e provare a recuperarla. Ovviamente è fondamentale avvicinarsi molto lentamente e prenderla con estrema delicatezza, facendo attenzione alla bocca e contattando immediatamente i numeri di cui sopra. Una volta recuperata, la tartaruga va tenuta all'ombra e bagnata spesso con acqua di mare, “specialmente sulla testa e sugli occhi”, specifica il WWF. È fondamentale raccogliere quanti più dati possibili sull'esemplare che stiamo soccorrendo, dunque si consiglia di scattare foto (senza flash), prendere nota delle dimensioni, di eventuali lesioni e verificare se si tratta di un animale etichettato, già presente nei database degli enti marini. La Capitaneria di Porto e i centri di recupero vanno contattati anche nel caso in cui l'animale fosse morto. Ricordiamo che una tartaruga potrebbe trovarsi su una spiaggia per la deposizione delle uova, pertanto risulta fondamentale evitare di disturbarla con flash e urla, tenendosi a distanza e naturalmente non toccandola. Poiché le tartarughe marine sono specie minacciate – anche la comune “Caretta caretta” è considerata specie vulnerabile nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura – i siti di nidificazione vanno segnalati alle autorità competenti, che provvederanno a proteggerli da eventuali predatori e maldestri bagnanti. Nel caso in cui la tartaruga fosse stata catturata da una rete a strascico, spiega il WWF, non va mai immediatamente rimessa in mare, perché la lunga apnea dovuta alla cattura potrebbe averla indebolita a tal punto che affogherebbe, dunque va tenuta il più a lungo possibile sul ponte e all'ombra. E ovviamente vanno sempre contattati gli esperti, anche nel caso di animali morti. Se invece la tartaruga fosse rimasta intrappolata da un palangrese, non va mai issata a bordo tirandola per l'amo (si rischia solo di creare ferite peggiori), mentre il bracciolo va tagliato nel punto più vicino possibile alla bocca, facendo la massima attenzione. In caso di ingestione, infatti, ci sarebbero minori rischi di ostruzioni all'apparato digerente.

Cosa devo fare se trovo un cetaceo in difficoltà

I mammiferi marini come delfini, capodogli e balenottere sono decisamente più complessi da soccorrere delle tartarughe, e molto spesso quelli che finiscono spiaggiati sono destinati a morire. In particolar modo quelli più grandi, che possono arrivare a pesare svariate tonnellate. Sono impossibili da spostare senza apposite imbracature e gru specializzate, ma anche con questi strumenti si rischia di causare danni gravissimi agli animali (che muoiono per asfissia, schiacciati dal loro stesso peso). Nel caso in cui si dovesse avvistare un cetaceo in difficoltà, va sempre chiamato il 1530, e magari un centro di soccorso per mammiferi marini. Questi animali vanno trattati solo ed esclusivamente da personale specializzato, per varie ragioni. Innanzitutto possono ospitare patogeni in grado di trasmettere malattie all'uomo – spesso i cetacei si spiaggiano proprio perché malati -; in secondo luogo, se spaventati, possono colpire con la loro potentissima pinna caudale o con morsi, nel caso di odontoceti (cetacei con denti, come capodogli e delfini). Tra le operazioni che si possono compiere – previa autorizzazione degli esperti, in attesa dell'arrivo dei soccorsi – è mantenere bagnata la pelle, ad esempio coprendola con asciugamani, facendo molta attenzione a non ostruire lo sfiatatoio da dove i cetacei respirano, e scavare la sabbia lungo i fianchi, per favorire la respirazione e ridurre gli effetti dello schiacciamento. Vanno assolutamente evitati capannelli di persone, urla e altre fonti di stress attorno all'animale spiaggiato, già duramente provato dalla situazione. Come specificato dalla Federazione nazionale ordini veterinari italiani (FNOVI), “nei casi di spiaggiamento con animali ancora in vita è opportuno che ci sia un cordone di rispetto intorno all’animale, per i rischi connessi ma anche per i problemi relativi al benessere dell’animale stesso, dato che un grande pubblico e la confusione riducono le percentuali di successo dell’intervento e, in generale, determinano un forte stress”. Dunque la cosa migliore da fare è chiamare il 1530 e attendere l'arrivo del personale specializzato. Questo vale anche per squali, pesci, uccelli e altre creature marine che possono avere bisogno del nostro aiuto.