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Cosa accade al cervello quando si legge Jane Austen?

I ricercatori della Stanford University si sono dedicati ad uno studio molto singolare: l’osservazione delle aree cerebrali coinvolte durante la lettura di pagine particolarmente “emozionanti”.
A cura di Nadia Vitali
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cosa accade ad un cervello quando si legge jane austen

Gli studi sul funzionamento del cervello e sulle dinamiche interne del nostro prezioso organo quando la mente è coinvolta in attività che richiedono un particolare grado di attenzione e concentrazione sono diventati, negli ultimi anni, sempre più numerosi: alla base di tale proliferazione c’è la volontà non solo di comprendere gli oscuri meccanismi di qualcosa che è ancora, di fatto, un grande mistero i cui segreti sfuggono in parte alla scienza, ma anche di scoprire le potenziali applicazioni pratiche di tale conoscenze per quella che sarà la medicina del futuro.

Nella grande maggioranza dei casi gli esperimenti volti ad individuare le aree cerebrali maggiormente coinvolte in determinati compiti vengono eseguiti sui soggetti servendosi di dispositivi legati alle più recenti tecnologie e monitorando contestualmente l’attività cerebrale attraverso tecniche di neuroimaging funzionale, quali la risonanza magnetica. Per intenderci, insomma, si studia come il cervello può mettere in mostra la propria velocità o il proprio allentamento nei test e come può rispondere agli stimoli di situazioni virtualmente descritte, ma poco o nulla sappiamo di cosa accade quando è impegnato in un’esperienza che ha coinvolto, e fortunatamente ancora coinvolge, gli animi più sensibili ed appassionati per secoli e secoli: la lettura. Natalie Phillips, del dipartimento di letteratura inglese della Michigan State University, in collaborazione con i suoi colleghi della Stanford University ha dunque scelto di seguire questa strada nell'ambito di un progetto interdisciplinare che mira a stabilire connessioni tra diversi rami del sapere, dalla letteratura alla storia del pensiero, passando per la filosofia e le neuroscienze.

Emozioni di carta

jane austen

Al momento della selezione di un testo da sottoporre ai volontari, ci si sarà detto, quale libro più adatto di un romanzo di Jane Austen? Chiunque abbia avuto la fortuna di perdersi nelle narrazioni delle vicende delle eroine protagoniste dei romanzi della scrittrice britannica lo sa: poche pagine possono riuscire a coinvolgere una mente (ed un cuore) come quelle scritte dall'autrice di Orgoglio e Pregiudizio e Ragione e Sentimento. Ampio uso del discorso, diretto o indiretto, consentono al lettore di entrare integralmente all'interno della mente dei personaggi descritti, dando vita ad uno stile indimenticabile: generazioni di adolescenti, e adulti, hanno sfidato spesso vecchie edizioni ingiallite con lettere microscopiche al limite del leggibile, pur di appassionarsi ed emozionarsi con Jane Austen.

La scelta di Natalie Phillips e colleghi è dunque caduta su Mansfield Park: ai partecipanti veniva richiesto di leggere un intero capitolo del romanzo. Certo, dal momento che la macchina per eseguire la risonanza magnetica funzionale non è propriamente adatta per godersi le pagine di un buon libro, le parole venivano proiettate grazie all'ausilio di uno specchio posto di fronte agli individui coinvolti nell'esperimento. Ad un determinato segnale sonoro, i soggetti sapevano di dover passare da una modalità di lettura rilassante e leggera, esattamente come se si stesse leggendo per piacere, ad una più attenta alle strutture e ai dettagli, ovvero con un alto grado di concentrazione come nell'ambito dell'analisi testuale: nel frattempo, i ricercatori osservavano e monitoravano cosa accadeva nel cervello nei due diversi momenti.

Due distinti modelli di risposta cerebrale

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«È impressionante quanto quelle righe di inchiostro disegnate su una pagina possano creare immagini vivide nella mente e suscitare emozioni così potenti» ha commentato dinanzi ai risultati degli esami Bob Dougherty,  research director presso il Center for Cognitive and Neurobiological Imaging di Stanford: ancor più di quanto era stato ipotizzato dagli studiosi, infatti, la lettura più “leggera” attiva in modo massiccio i centri legati non soltanto al rilassamento ma anche al piacere. Insomma, le abilità narrative di Jane Austen, in grado di fornire una potente risposta neuronale con la sola parola scritta, hanno riscontro pieno anche nell'attività cerebrale di ciascuno che venga coinvolto dalla lettura dei suoi romanzi.

Il close reading, invece, ovvero la lettura messa in atto come se si stesse preparando un esame universitario, dava origine ad un'attività neuronale assai più intensa «che richiede la coordinazione multipla di complesse funzioni cognitive» dando modo ai ricercatori di stabilire l'esistenza di due distinti modelli cerebrali in risposta alle due diverse tipologie di lettura e di rilevare un forte impatto in termini di aumento del flusso sanguigno diretto a specifiche regioni del cervello, quando si richiedeva lo sforzo di leggere con grande attenzione. A testimonianza del fatto che l'attenzione alla forma letteraria «può essere utile come metodo di esercizio cognitivo, insegnandoci a modulare e dirigere la nostra concentrazione e ad usare con maggiore flessibilità inutilizzate aree cerebrali»; e ricordandoci, insomma, che la lettura ci rende per forza di cose sempre più capaci ed attenti, anche quando ci confrontiamo con libri lievi e piacevoli come quelli che scrisse Jane Austen ormai due secoli fa.

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