L'influenza suina è una malattia respiratoria causata da influenzavirus A tipica dei maiali, che tuttavia è in grado di fare il cosiddetto salto di specie e infettare anche l'essere umano. Questo passaggio non avviene con facilità ma non è impossibile; interessa principalmente allevatori e persone che lavorano a stretto contatto con i suini. Chi viene infettato può trasmettere la malattia ad altre persone, esattamente come avviene con una comune influenza, ed è proprio per questo che nel corso della storia si sono manifestate vere e proprie epidemie. La più conosciuta è quella del 2009, quando un nuovo virus del ceppo H1N1 – che provocò 60 morti in Messico – venne isolato negli Stati Uniti, ma l'influenza suina venne descritta per la prima volta già nel 1918, quando causò una grave pandemia. Sebbene nome e origine possano suscitare preoccupazione, l'influenza suina è affine alla comune influenza stagionale sotto il profilo dei sintomi e dei rischi per la salute. Ecco tutto ciò che c'è da sapere sulla patologia.

Cos'è l'influenza suina

L'influenza suina è una classica influenza, il cui nome è legato all'origine animale. Il ceppo di virus A più diffuso responsabile della patologia respiratoria è l'H1N1, ma se ne conoscono anche altri, come ad esempio l'H1N2 e l'H3N2. Questi virus appartengono tutti a una specifica famiglia conosciuta col nome di Orthomyxoviridae. Sono di dimensioni ridotte e possiedono una caratteristica forma sferica piena di “spilli”; sono queste porzioni a far mutare continuamente il virus, il motivo per cui è necessario un nuovo vaccino ogni anno. Nei maiali l'influenza suina colpisce generalmente tutto l'anno, mentre nell'essere umano ha una maggiore prevalenza nel periodo invernale. A partire dalla fine degli anni '70 del secolo scorso l'influenza suina si è associata alla comune influenza stagionale.

Come avviene il contagio

Di influenza suina, oltre che con l'esposizione diretta ai maiali infetti, si viene contagiati dalle altre persone esattamente come avviene con la comune influenza. Cioè direttamente, entrando in contatto con le goccioline sospese nell'aria rilasciate dai malati attraverso colpi di tosse e starnuti, o indirettamente, toccando superifici contaminate e poi portando le mani a contatto con le aree sensibili come occhi e bocca. Lavarsi le mani, dunque, "tiene a bada" anche l'influenza suina. Dopo un rapido periodo di incubazione, che va da 1 a 3 giorni, la malattia esordisce con i suoi sintomi. Di suina non si viene contagiati mangiando la carne di maiale.

I sintomi

I sintomi dell'influenza suina sono generalmente gli stessi di una comune influenza e comprendono febbre, mal di testa, perdita dell'appetito, sonnolenza, tosse, mal di gola, dolori muscolari e articolari (in particolar modo alla schiena), brividi, lacrimazione e altro ancora. I pazienti colpiti da suina sembrerebbero più tendenti a sperimentare anche vomito e diarrea, sintomi che tuttavia possono manifestarsi anche con la comune influenza. Normalmente la febbre scompare in pochi giorni (tra i due e i quattro), mentre i sintomi respiratori nei pazienti colpiti da suina perdura leggermente più a lungo. La convalescenza è la stessa di una comune influenza, con spossatezza e tosse fino anche a 20 giorni dall'esordio della patologia.

Le complicazioni

Nelle persone predisposte e con sistema immunitario compromesso o depresso anche la comune influenza stagionale può essere estremamente pericolosa per la salute, e l'influenza suina non fa eccezione. Normalmente si guarisce in breve tempo, e alcune persone possono ammalarsi senza sperimentare alcun sintomo, tuttavia possono emergere anche complicazioni di varia gravità. Tra esse vi sono bronchiti, polmoniti, laringiti, bronchioliti e tachicardia. Tra le meno diffuse e più pericolose si annoverano invece miocardite, encefalite e altre manifestazioni al sistema nervoso che possono mettere in pericolo la vita dei pazienti. L'influenza suina, analogamente all'influenza stagionale, può agevolare infezioni batteriche più o meno gravi, con un ampio ventaglio di sintomi e rischi. Tra i batteri più comuni responsabili dell'infezione vi sono lo streptococco, il pneumococco e lo staffilococco.

La cura

Oltre al vaccino, volto a prevenire l'infezione, esistono diversi farmaci antivirali in grado di contrastare l'influenza suina, sebbene non sempre vengano raccomandati. Tra essi vi sono l'oseltamivir, lo zanamivir, l'amantadina e la rimantadina. Generalmente si agisce contro i sintomi, ad esempio con antipiretici per abbassare la febbre, analgesici contro i dolori e sciroppi per calmare la tosse. Tra i più comuni il paracetamolo e l'ibuprofene.

[Credit: stevepb]