Credit: UC Boulder
in foto: Credit: UC Boulder

Un buco nero supermassiccio sito a circa 900 milioni di anni luce dalla Terra ha emesso una doppia, potentissima esplosione di gas, che gli stessi scienziati hanno chiamato scherzosamente “rutti”. Il termine non è stato scelto a caso, perché si riferisce proprio al processo di “digestione” di questi enormi buchi neri – con masse milioni o miliardi di volte superiori a quella del Sole – durante un lauto pasto. Com'è noto, nulla sfugge ai misteriosi cuori di tenebra spaziali, e quando divorano la materia che li circonda, ad esempio stelle e nubi di gas, possono prodursi enormi deflussi di particelle altamente energetiche. I “rutti”, appunto. Gli affascinanti quasar non sono altro che potentissimi bagliori prodotti da questo processo di alimentazione dei buchi neri supermassicci.

Credit: NASA , ESA, and J. Comerford (University of Colorado–Boulder)
in foto: Credit: NASA , ESA, and J. Comerford (University of Colorado–Boulder)

“I buchi neri sono dei divoratori voraci, ma ora sappiamo anche che non hanno esattamente delle buone maniere a tavola”, ha sottolineato ironicamente la professoressa Julie Comerford, autrice principale dello studio e docente presso il Dipartimento di Scienze Astrofisiche dell'Università del Colorado di Boulder (Stati Uniti). Il fenomeno del “doppio rutto” è stato scoperto nella lontanissima galassia SDSS J1354 + 1327, e per i ricercatori si è trattato di una vera sorpresa, dato che normalmente viene osservato un solo fenomeno. L'abbuffata eccezionale del buco nero supermassiccio è dovuta allo scontro tra la galassia in cui risiede con una più piccola, che ha fornito gas e stelle in grande quantità al vorace oggetto celeste. La doppia emissione dei gas non è stata comunque contemporanea, ma è avvenuta in due momenti separati nell'arco di 100mila anni, con la seconda molto più veloce della prima.

Credit: NASA / STSCI / CXC
in foto: Credit: NASA / STSCI / CXC

Ma come hanno fatto i ricercatori a intercettare un simile spettacolo? Per osservarlo si avvalsi degli “occhi” di diversi strumenti, in particolar modo del celebre Telescopio Spaziale Hubble e del Chandra X-ray Observator, un telescopio orbitale a raggi-X. Alla raccolta delle informazioni hanno contribuito anche l'Osservatorio WM Keck sul vulcano Mauna Kea (Hawaii) e l'Osservatorio Apache Point nel New Mexico. Unendo i dati di questi strumenti i ricercatori hanno prima scoperto e poi confermato l'esistenza della doppia espulsione di materiale, scambiata inizialmente per un'imprecisione dell'immagine ai raggi-X. I dettagli dell'affascinante ricerca sono stati presentati al 231° meeting dell'American Astronomical Society e sulla rivista scientifica The Astrophysical Journal.

[Credit: UC Boulder]