Oltre alla sperimentazione di vari vaccini candidati contro il nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2), gli scienziati stanno testando anche farmaci che possano combattere il patogeno una volta che l'infezione (COVID-19) si è verificata. In altri termini, stanno cercando una cura per una malattia che al momento è considerata incurabile, benché nella stragrande maggioranza dei casi determini sintomi molto lievi e svanisca spontaneamente. A questa “caccia” si sono aggiunti gli scienziati del Medical Center presso l'Università del Nebraska (UNMC) di Omaha, che hanno avviato il primo studio clinico negli Stati Uniti del più promettente farmaco antivirale contro il corinavirus: il remdesivir.

Il remdesivir efficace nei test di laboratorio

Sviluppato dalla casa farmaceutica Gilead Sciences, il farmaco doveva rappresentare inizialmente un'arma contro il virus Ebola e le infezioni scatenate dal virus di Marburg. Esperimenti in laboratorio hanno dimostrato la sua efficacia anche contro la SARS (Severe acute respiratory syndrome e la MERS (Middle East Respiratory Syndrome). Poiché queste patologie sono scatenate da due coronavirus affini al SARS-CoV-2 (sono tutti e tre betacoronavirus e condividono ampia parte del profilo genetico), gli scienziati hanno deciso di testarlo anche contro la nuova patologia emersa alla fine dello scorso a Wuhan, la città della provincia di Hubei dove verosimilmente il virus ha compiuto il salto di specie da uomo ad animale.

Scienziati ottimisti

Gli scienziati cinesi hanno già iniziato a sperimentarlo sull'uomo da alcune settimane, così come gli Stati Uniti sui primi pazienti gravi affetti da COVID-19. Fra essi c'è ad esempio il primo americano portato in patria dopo essere sbarcato dalla nave da crociera Diamond Princess, uno dei principali focolai di coronavirus. Adesso l'Università del Nebraska ha avviato il primo studio clinico randomizzato e in doppio cieco per avere dati concreti e definitivi sull'efficacia nel trattare l'infezione, già emersi dai primi test isolati. “Abbiamo urgentemente bisogno di un trattamento sicuro ed efficace per la COVID-19. Sebbene remdesivir sia stato somministrato ad alcuni pazienti con COVID-19, non disponiamo di dati solidi per indicare che può migliorare gli esiti clinici”, ha dichiarato il virologo di fama internazionale Anthony S. Fauci, direttore dell'Istituto Nazionale di allergie e malattie infettive (NIAID) e leader della task force statunitense che sta affrontando l'emergenza coronavirus. “Un trial randomizzato e controllato con placebo è il gold standard per determinare se un trattamento sperimentale può dare benefici ai pazienti”, ha aggiunto lo specialista. C'è grande ottimismo per i risultati dello studio, come affermato in una conferenza stampa anche dal vicedirettore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Bruce Aylward: “Al momento esiste un solo farmaco che riteniamo possa avere un'efficacia reale, e questo è il remdesivir”.

Su chi sarà testato il remdesivir

Il farmaco non sarà somministrato a chiunque; gli unici pazienti coinvolti sono quelli che presentano problemi polmonari evidenziati da lastre toraciche, respiro difficoltoso, necessità di ossigeno o ventilazione artificiale. In altri termini, quelli più gravi. Anche perché come indicato, nella maggior parte dei casi la patologia non comporta particolari complicazioni ai pazienti. I partecipanti, come indicato nel comunicato stampa dell'Università del Nebraska, riceveranno 200 milligrammi (mg) di remdesivir per via endovenosa il primo giorno e altri 100mg per un massimo di 10 giorni. Una parte dei partecipanti coinvolti sarà invece trattata col placebo. Poiché lo studio sarà in doppio cieco, né i pazienti né i ricercatori sapranno chi riceverà il farmaco o la soluzione inerte durante la sperimentazione. I risultati saranno analizzati da un Comitato indipendente di monitoraggio dei dati e della sicurezza (DSMB), che certificherà o meno l'efficacia del remdesivir. La speranza è che si possa avere un farmaco davvero efficace contro la COVID-19 al più presto, così come un vaccino per prevenire l'infezione.

Coronavirus meno pericoloso del previsto

Come dichiarato a fanpage dalla virologa Ilaria Capua, il coronavirus potrebbe circolare in Italia da settimane o addirittura mesi, e il fatto che si stanno registrando così tanti contagi in questi giorni può essere letta come una buona notizia: “Tanto più cresce il numero delle persone infette – o meglio: tanto più scopriamo casi pregressi e passati inosservati – tanto meglio è. Perché vuol dire che il numero degli infetti è maggiore di quanto pensavamo. E il potenziale letale del virus, molto minore”.