Le misure varate dal Governo per il contenimento dell’infezione da nuovo coronavirus e i sacrifici della maggior parte degli italiani nel rispettarle stanno funzionando. A fronte dei numeri assoluti diffusi dalla Protezione Civile e che purtroppo mostrano ancora cifre a tre zeri per quanto riguarda i contagi giornalieri con un totale di oltre 22mila deceduti dallo scoppio dell’epidemia in Italia, l’indice di contagio, il cosiddetto R0 (erre con zero), cioè il “numero di riproduzione di base” che indica la media di persone che viene contagiata da un positivo in una popolazione non infetta, si è sensibilmente ridotto su scala nazionale, scendendo sotto il valore di 1 che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha indicato come valore al di sotto del quale l’epidemia potrà essere ritenuta sotto controllo.

L'indice di contagio R0 scende allo 0,8

Le limitazioni agli spostamenti delle persone e le misure di distanziamento sociale, la chiusura di scuole e università, il blocco delle attività produttive non essenziali e l’utilizzo di dispositivi di protezione (Dpi), come le mascherine presto obbligatorie in tutte regioni, si stanno quindi riflettendo in maniera positiva non solo sulla diminuzione del numero di ricoveri in ospedale e nei reparti di terapia intensiva, ma anche sul potenziale di trasmissibilità della malattia da Covid-19.

In Italia – ha puntualizzato il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, nel corso della conferenza stampa della Protezione Civile del 17 aprile –  l’indice R0 è già sotto il valore di 1. Se vogliamo più o meno ipotizzare una stima attuale, diciamo che è attorno allo 0,8. Può essere lo 0,83 piuttosto che lo 0,85 o 0,78, poco cambia”.

Si tratta, in ogni caso, di valori ben al di sotto della stima preliminare fornita dall’Oms che calcolava un numero di riproduzione di base compreso tra l’1,4 e il 2,5, così come dei valori registrati in Italia nelle scorse settimane, quando la media nazionale era sopra un indice di 2 e le statistiche sui contagi dell’Istituto Superiore di Sanità realizzate in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler di Trento restituivano valori massimi attorno a 3 nella penultima settimana di febbraio in regioni come la Lombardia e l’Emilia Romagna. In tal senso, alla stima di un indice di contagio dello 0,8 su scala nazionale, dovranno aggiungersi i dati relativi agli indici nelle diverse regioni italiane affinché si possa avere un quadro più dettagliato del potenziale di trasmissibilità nelle diverse aree del Paese e pensare concretamente, e soprattutto in sicurezza, alla riapertura.

Si va verso la fase 2

Come sappiamo, rispetto alle regioni del Nord, al Centro-Sud il virus ha circolato molto meno, per cui si sono registrati valori di R0 inferiori e che hanno raggiunto il picco a ridosso dell’introduzione delle misure di contenimento del contagio, per poi diminuire velocemente. Una diversificazione che sottolinea l’importanza di stime dettagliate in vista del passaggio alla fase 2 alla quale si dovrà approcciare con gradualità, probabilmente con misure differenziate e magari in base ad indici di contagio per città, provincia e regione, alla quale contribuiranno nuovi strumenti, come il contact tracking attraverso l’app “Immuni” che, scaricata sullo smartphone su base volontaria nel rispetto della privacy, permetterà il tracciamento dei contatti. “È un atto di grande responsabilità – è l’appello di Locatelli affinché l’applicazione venga installata da tutti – che fornirà uno strumento molto utile per essere più mirati sulla conduzione della ricerca dei positivi e identificare i soggetti potenzialmente contagiati, contribuendo insieme alle altre misure a ridurre il meccanismo di infezione dei contatti, anche a livello domiciliare e familiare”.