Il gruppo sanguigno potrebbe giocare un ruolo nella suscettibilità alla COVID-19, l'infezione scatenata dal nuovo coronavirus emerso in Cina SARS-CoV-2. Le persone più a rischio sarebbero quelle con gruppo sanguigno di tipo A, mentre quelle con gruppo 0 sarebbero le più protette. In Italia la maggior parte della popolazione presenta proprio il gruppo sanguigno di tipo 0 (40 percento circa), seguita da A+ (36 percento) e da tutti gli altri con percentuali sensibilmente inferiori. La diffusione di A- è del 7 percento, dunque sommandolo ad A+ si ottiene una percentuale superiore allo 0.

A determinare la relazione tra suscettibilità alla COVID-19 e tipologia di gruppo sanguigno è stato un team di ricerca cinese guidato da scienziati dell'Università Meridionale della Scienza e della Tecnologia di Shenzhen, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Ospedale Renmin dell'Università di Wuhan, del Dipartimento per le malattie infettive presso l'Ospedale di Wuhan “Jinyintan”, della Scuola di Statistica della East China Normal University di Shanghai e di altri istituti. Gli scienziati, coordinati dal professor Peng George Wang, docente presso la Scuola di Medicina dell'ateneo di Shenzhen, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver messo a confronto i gruppi sanguigni di oltre 2mila pazienti affetti da coronavirus con quelli di circa 3.700 soggetti sani.

Dall'analisi statistica dei dati è emerso che il 37,75 percento dei pazienti con diagnosi di coronavirus presso l'ospedale di Wuhan Jinyintan aveva gruppo sanguigno di tipo A, mentre nella stessa città questo gruppo sanguigno è diffuso nel 31,16 percento dei residenti. Il 25,8 percento dei pazienti affetti da coronavirus aveva invece sangue di tipo 0, che a Wuhan è presente nel 33,84 percento dei cittadini. Per quanto concerne i deceduti, su 206 in 85 avevano il gruppo sanguigno di tipo A, mentre quelli con tipo 0 erano 52. Incrociando tutti questi dati è emersa la maggiore suscettibilità al coronavirus per il gruppo sanguigno di tipo A, mentre il tipo 0 risultava il più protetto.

“Le persone del gruppo sanguigno A potrebbero aver bisogno di una protezione personale maggiore per ridurre la possibilità di infezione” hanno scritto i ricercatori, così come di “una sorveglianza più vigile e un trattamento aggressivo”. “Il gruppo sanguigno 0 – hanno aggiunto gli scienziati – presentava un rischio significativamente più basso per la malattia infettiva rispetto ai gruppi sanguigni non 0”. Nonostante questi dati, il dottor Gao Yingdai ha dichiarato che “se sei di tipo A, non è necessario farsi prendere dal panico. Ciò non significa che sarai infettato al 100 percento. E se sei di tipo 0, non significa nemmeno che sei assolutamente al sicuro. Devi sempre lavarti le mani e seguire le linee guida emesse dalle autorità”. Benché significativi, i dati pubblicati nel database online Medrxiv dovranno essere confermati da indagini più approfondite, inoltre la ricerca deve essere ancora sottoposta a revisione paritaria.