Un coronavirus responsabile di una malattia potenzialmente letale che circola tra i suini è in grado di infettare le cellule umane e replicarsi bene all'interno di esse. Ciò significa che il patogeno, appartenente alla stessa sottofamiglia del SARS-CoV-2 responsabile della pandemia che stiamo vivendo, ha le ‘carte in regola' per poter compiere un eventuale salto di specie – il cosiddetto spillover – dai maiali all'uomo, col rischio di dar vita a un'altra potenziale emergenza sanitaria.

Il virus in questione è lo Swine acute diarrhea syndrome coronavirus (SADS-CoV), ovvero, il coronavirus della sindrome da diarrea acuta suina, identificato per la prima volta nella provincia cinese del Guangdong nel 2016, dove ha provocato la morte di circa 25mila piccoli suini in quattro distinti allevamenti. Il SADS-CoV è infatti particolarmente letale per i cuccioli di maiale appena nati: quelli al di sotto dei 5 giorni hanno una mortalità superiore al 90 percento, se contagiati. Il virus è strettamente correlato al ceppo HKU2 che circola nei pipistrelli ferro di cavallo.

A scoprire che questo coronavirus è in grado di infettare anche le cellule umane è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati dell'Università della Carolina del Nord di Chapel Hill, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Chemical and Biological Signatures Division del Pacific Northwest National Laboratory. Gli scienziati, coordinati dal professor Ralph S. Baric, docente presso il Dipartimento di Epidemiologia dell'ateneo statunitense, per provare a capire quanto fosse concreto il rischio dello ‘spillover' del SADS-CoV hanno contaminato diverse cellule umane in provetta con una forma sintetica del patogeno. Hanno scoperto che si replica molto bene in alcune di esse, in particolar modo in quelle del fegato e dell'intestino. Del resto nei suini il virus è responsabile proprio di una patologia gastrointestinale. Baric e colleghi hanno comunque determinato che il patogeno riesce a replicarsi anche nelle cellule respiratorie umane.

Come indicato, il SADS-CoV è un coronavirus (appartiene cioè alla famiglia Orthocoronavirinae), tuttavia fa parte del gruppo degli alfacoronavirus e non dei betacoronavirus come il SARS-CoV-2, il SARS-CoV e il MERS-CoV, rispettivamente responsabili della COVID-19, della SARS e della MERS. Diversi alphacoronavirus sono noti per infettare l'essere umano, come l'HCoV-229E e l'HCoV-NL63, che provocano il comune raffreddore. Gli scienziati, spiegano gli autori dello studio, si stanno preoccupando soprattutto dell'impatto dei betacoronavirus, ma anche gli alfacoronavirus possono rappresentare un serio problema, come dimostra questo studio.

“È impossibile prevedere se questo virus o uno strettamente correlato al ceppo HKU2 dei pipistrelli possa emergere e infettare popolazioni umane. Tuttavia, l'ampia gamma di ospiti di SADS-CoV, unita alla capacità di replicarsi nel polmone umano e nelle cellule enteriche, dimostra il rischio potenziale per futuri eventi di emergenza nelle popolazioni umane e animali”, ha sottolineato in un comunicato stampa la coautrice dello studio Caitlin Edwards. Gli scienziati suggeriscono pertanto di tenere sotto controllo sia gli allevamenti dei suini che il personale che vi lavora, per intercettare immediatamente qualunque situazione di potenziale criticità.

Baric e colleghi, durante la loro indagine, hanno inoltre scoperto che l'antivirale remdesivir – usato anche per i pazienti con COVID-19 – è efficace contro il SADS-CoV, per il quale si sta studiando un vaccino da somministrare ai suini. I dettagli della ricerca “Swine acute diarrhea syndrome coronavirus replication in primary human cells reveals potential susceptibility to infection” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PNAS.