Grazie ai dati sulla diffusione del coronavirus SARS-CoV-2 in Italia rilasciati ogni giorno dalla Protezione Civile, epidemiologi, esperti di statistica, fisica e matematica stanno mettendo a punto grafici e curve di crescita in grado di prevedere l'andamento dell'epidemia, oltre che mettere in evidenza l'impatto delle misure di contenimento adottate dal governo per arginarla. Tra gli scienziati in prima linea ci sono quelli dell’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iac), che stanno utilizzando vari metodi e modelli per trattare i preziosi dati.

Come specificato in un comunicato stampa pubblicato dal CNR, i ricercatori guidati dal dottor Giovanni Sebastiani e dal dottor Marco Massa dell'Imperial College di Londra stanno sfruttando un particolare approccio definito a “compartimenti”, nel quale è stata aggiunta una nuova categoria, quella dei cosiddetti “portatori sani”, ovvero le persone infettate dalla COVID-19 (l'infezione scatenata dal coronavirus) ma asintomatiche. Secondo un recente studio internazionale coordinato dall'Imperial College di Londra, per ogni caso confermato ce ne sarebbero ben 5-10 non diagnosticati, che a loro volta sarebbero responsabili dell'80 percento delle infezioni. È alla luce di questo impatto così significativo che il dottor Sebastiani e colleghi hanno probabilmente deciso di includere i portatori sani nel nuovo modello, pur non avendo ovviamente dati diretti. Li hanno affiancati alle "categorie tradizionali" quali le persone suscettibili all'infezione; i guariti; i deceduti e gli infetti. Mettendo assieme tutti queste informazioni, gli scienziati sono in grado di fare “previsioni sulle principali caratteristiche del fenomeno di diffusione dell'epidemia”, tra le quali vengono citate la durata, la percentuale di persone infettate e quella dei decessi.

Dall'analisi dei dati diffusi dalla Protezione Civile è emerso che, al 16 marzo, è stata osservata una “modesta diminuzione del tasso di crescita della frazione di contagiati osservati in Lombardia”. Questa leggera diminuzione si evidenzia in cinque delle sei provincie più colpite, ovvero Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Milano, mentre a Pavia, scrive il CNR, non si è osservato questo piccolo decremento. I ricercatori si attendono di vedere una sensibile riduzione del tasso di crescita dei contagi nel giro di una settima, grazie agli effetti delle misure di contenimento decise dal governo l'11 marzo. Ciò è dovuto al fatto che il tempo di incubazione massimo della COVID-19 è di due settimane, come sottolineato dal Ministero della Salute e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Un dato particolarmente significativo rilevato dagli scienziati del CNR risiede nell'aumento del tasso di crescita dei contagi al Sud, verificatosi 3-4 giorni dopo l'esodo da Nord dell'8marzo. La fuga incontrollata è seguita all'istituzione della "zona rossa" in tutta la Lombardia, che tre giorni dopo è stata estesa a tutta l'Italia col decreto “Io Resto a Casa”. Questo aumento dei contagi si è verificato dopo una riduzione. “Probabilmente – spiegano gli esperti del CNR – gli effetti dell'esodo hanno influito negativamente sul contagio". Secondo il CNR la stabilizzazione “della frazione dei contagiati si avrà in un intervallo compreso tra il 25 marzo e il 15 aprile”, ma si tratta di stime “soggette a grande incertezza a causa di vari fattori in gioco”, come le misure di contenimento introdotte dal governo.