Credit: Andreas Trepte
in foto: Credit: Andreas Trepte

Le uova dei fulmari (Fulmarus glacialis), uccelli che vivono nell'area dell'Oceano Atlantico settentrionale, per la prima volta sono state trovate contaminate dagli ftalati, sostanze chimiche che vengono normalmente aggiunte alla plastica per renderla più flessibile. Nello specifico, i ricercatori del Canadian Wildlife Service hanno trovato positive le uova della popolazione che vive nella remota isola Principe Leopold, un piccolo lembo di terra emersa nella Regione Qikiqtaaluk di Nunavut, nell'Artico canadese. Ciò significa che l'inquinamento da plastica causato dall'uomo ha praticamente raggiunto anche gli ecosistemi più incontaminati e selvaggi del pianeta. Del resto microparticelle plastiche sono state rilevate persino nella fauna che popola la Fossa delle Marianne, l'abisso più profondo del Pianeta.

Lo sconforto degli scienziati. La dottoressa Jennifer Provencher dell'istituto che ha condotto le analisi è intervenuta al meeting dell'American Association for the Advancement of Science recentemente tenutasi a Washington DC, sottolineando che si tratta di una situazione tragica, perché gli uccelli presentano sostanze inquinanti nel proprio organismo sin dall'inizio del loro sviluppo. Le madri le passano ai piccoli attraverso i pesci di cui si nutrono durante le battute di pesca in mare aperto.

Ftalati. Provencher e colleghi hanno analizzato il tuorlo e l'albumina di alcune uova di fulmari artici e mai si sarebbero aspettati di trovare degli ftalati all'interno di una di esse. Queste sostanze, appartenenti alla famiglia dei disruptori endocrini, si trovano all'interno di smalti, plastificanti e pesticidi: alcune tracce residue possono restare anche sulla frutta e sulla verdura che portiamo a tavola. Studi su modelli murini hanno dimostrato la correlazione tra ftalati e danni a fegato, reni ed altri organi, mentre ricercatori americani hanno fatto emergere un legame con gli aborti spontanei e l'alterazione nello sviluppo dei genitali maschili. Negli uccelli potrebbero comportare problemi di fertilità, malattie metaboliche e difetti alla nascita. “Sappiamo che queste sostanze chimiche sono spesso degli interferenti endocrini e sappiamo che possono interrompere lo sviluppo ormonale e causare deformazioni. Ma se effettivamente causano danni alle uova è qualcosa che non sappiamo", ha dichiarato la Provencher.

Altri inquinanti. In altri test condotti sulle uova del fulmaro artico e del gabbiano tridattilo nero gli scienziati canadesi hanno trovato anche altri contaminanti plastici come SDPA e UV BZT, utilizzati per evitare che la plastica si scolori o si degradi troppo velocemente. A causa di questi risultati avvieranno indagini più approfondite sulle uova di altre specie, ma non sono ottimisti sui risultati.