Per la Giornata dell'Ambiente 2015, istituita nel 1972 e celebrata ogni 5 giugno, l'ONU chiama a raccolta tutti gli abitanti della Terra: 7 miliardi di persone per condividere un sogno comune. Il sogno è quello di stabilire finalmente un rapporto equilibrato con il nostro unico e solo Pianeta, imparando a consumare con attenzione e a sfruttarne le risorse in maniera sostenibile: se fossimo tutti e 7 miliardi insieme a volerlo, quel sogno sarebbe già realtà ma per adesso il desiderarlo è soltanto il primo passo verso un futuro migliore. Per cominciare basta un'azione individuale, andando oltre quelle innumerevoli situazioni che rivelano il nostro disinteresse per l'ambiente: in particolare, il focus della giornata è dedicato alla necessità di contrastare gli sprechi.

Il paradosso dello spreco

Ogni anno vengono sprecate e perse circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo: in pratica, un terzo della produzione mondiale e l’equivalente di 1 trilione di dollari in valore. Un quarto di questo cibo buttato sarebbe sufficiente a nutrire quei 795 milioni di persone che soffrono la fame. Eppure questo problema ci riguarda tutti, considerando quanto incide sui bilanci di spesa delle famiglie e quante gravi ripercussioni sull'ambiente: lo spreco globale è responsabile, infatti, di 3,3 miliardi di immissione di anidride carbonica nell'aria ogni anno.

Obiettivo: dimezzare gli sprechi in cinque anni

In occasione della Giornata dell’Ambiente, e della sua celebrazione ufficiale a Expo Milano 2015, la Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition rilancia l’obiettivo del Protocollo di Milano che prevede la riduzione dello spreco di cibo del 50% entro il 2020.  Possibile? Decisamente, purché si intervenga sull'intera filiera, partendo dal processo produttivo, per evitare gli sprechi fin dall'inizio, passando per la fase del trasporto e dello smercio, giungendo fino al riutilizzo degli avanzi di cibo per l'alimentazione umane e per quella animale; infine per la produzione di energia e per il compostaggio.

Due mondi a confronto

Lo spreco di cibo non è costituito soltanto da quello che finisce nella pattumiera nell'ambito di distribuzione, vendita e consumo, ma è anche la perdita che avviene nella fase di produzione agricola, dopo la raccolta e con la trasformazione degli alimenti. Su quest'ultimo aspetto, in particolare, influiscono le condizioni locali specifiche dei vari Paesi.

Per intenderci, lo spreco di cibo da parte dei consumatori è in media tra i 95 e i 115 kg pro capite all'anno in Europa e nel Nord America mentre i consumatori di Africa sub-sahariana, sud e sud-est asiatico, ne buttano via circa 6-11 kg all'anno. Nei paesi in via di sviluppo il 40% delle perdite avviene dopo la raccolta o durante la lavorazione, mentre nei paesi industrializzati più del 40% delle perdite si verifica nelle fasi di vendita al dettaglio e consumo finale. In sintesi, i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo tendono a dissipare all'incirca la stessa quantità di cibo, rispettivamente 670 e 630 milioni di tonnellate.

Lo spreco nel nostro Paese

In Italia lo spreco del cibo è causa di una perdita annua di 1226 milioni di metri cubi di acqua: per lo più si buttano prodotti freschi (latticini, carne e pesce), pane,frutta e verdura.