A causa della nostra sconfinata "passione" per il tonno, sotto forma di sushi, nelle classiche scatolette o a tranci, stiamo letteralmente sterminando le diverse specie di interesse commerciale. Ma non solo. La pesca industriale che preme sui tonni – tra i prodotti ittici più apprezzati e consumati in tutto il mondo – fa infatti strage anche di altri pesci pelagici, le cosiddette “catture accessorie”, che si traducono in realtà in milioni e milioni di tonnellate di animali uccisi e scartati, soprattutto squali.

A puntare i riflettori sugli effetti drammatici della pesca ai tonni è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Institute for the Oceans and Fisheries dell'Università della British Columbia, Canada, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Associazione BLOOM di Parigi, del Programma per gli affari marini dell'Università Dalhousie (Canada) e della Scuola di Scienze Biologiche dell'Università dell'Australia Occidentale. I ricercatori, coordinati dalla dottoressa Angie Coulter, assistente di ricerca di Sea Around Us presso l'ateneo di Vancouver, hanno voluto raccogliere quanti più dati possibili sulla pesca al tonno per capire se fosse ancora sostenibile, facendo emergere numeri agghiaccianti.

Coulter e colleghi hanno raccolto e analizzato i dati delle cinque principali organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP) dal 1950 al 2016, ottenendo un ricco database che mette in luce l'evoluzione e l'impatto della pesca al tonno. Dai dati è emerso che in sei decenni le catture globali di tonno sono aumentate del 1000 percento, e che solo negli ultimi anni sono stati prelevati dagli oceani diversi milioni di tonnellate di questi pesci. Le due specie più cacciate in assoluto sono il tonno pinna gialla (Thunnus albacares) e il tonnetto striato (Katsuwonus pelamis), dei quali in un solo anno vengono catturate ben 4 milioni di tonnellate. Sono invece crollate le catture del tonno rosso o tonno pinna blu (Thunnus thynnus) a partire dal XX secolo, non perché non viene più apprezzato (è considerato uno dei più prelibati per il sushi), ma semplicemente perché sta sparendo. Ne abbiamo presi così tanti che ora la specie è classificata come in pericolo di estinzione, codice EN sulla Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN).

Il 67 percento delle catture avviene nell'Oceano Pacifico, seguito dall'Oceano Indiano (12 percento) e dall'Oceano Atlantico (12 percento). Ben il 23 percento delle catture accidentali durante la pesca al tonno riguarda le verdesche o squali azzurri (Prionace glauca), una specie classificata come in pericolo critico di estinzione. Si stima che negli ultimi 60 anni siano state catturate accidentalmente quasi 6 milioni di tonnellate di squali, molti dei quali rigettati in mare già morti, o uccisi per le pinne. Gli studiosi sperano che con i dati del loro studio possa essere spinta una revisione globale della pesca al tonno, anche per preservare gli stock ittici per le generazioni future. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Fisheries Research.