Dopo il traffico di droga, di armi ed essere umani, il mercato illegale che vale di più è quello di natura. Il corno di un rinoceronte vale 66 mila euro al chilo e piazzarlo nei grandi mercati vuol dire poter finanziare una guerra. Secondo il Wwf il contrabbando di animali e vegetali ha un giro di affari di 23 miliardi di dollari all'anno. Un business che fa gola e che dalla mano del bracconiere porta il "prodotto" al viziato consumatore asiatico od occidentale. Peraltro, seguendo il principio economico della scarsità che attribuisce maggiore valore a ciò che è meno presente in natura, quanto più una specie è in pericolo di estinzione, tanto maggiore sarà il valore che assumerà sul mercato e, dunque, più forte sarà il movente per ucciderlo. Ad osservarlo è la presidentessa di Wwf Italia, Donatella Bianchi:

Il mercato illegale di natura è un circolo vizioso che si alimenta grazie al valore sempre più alto delle specie che via via si estinguono. Alla base di tutto c'è sempre un atto criminale dei bracconieri e una domanda di prodotti illegali da parte di paesi e consumatori. È urgentissimo interrompere questo cerchio perverso perché la povertà e la corruzione che ne derivano stanno aggravando ulteriormente la situazione di paesi già in forte crisi.

L'associazione animalista ha quindi lanciato una campagna on line per poter dare attrezzature idonee a tutti quei corpi che ogni giorno combattono il traffico illecito di natura, quali guardie forestali, ranger e volontari. Il progetto si chiama "Stop ai crimini di natura: da che parte stai?" e a Milano ha dato vita anche ad una campagna di guerilla marketing. A piazza Cadorna i passanti hanno osservato una finta scena del crimine all'interno della quale era stata stesa un'opera rappresentante un rinoceronte morto e privato del suo corno. "Chi è stato?", è la domanda del video, e la risposta è tutti coloro che, con l'assurda richiesta di beni illegali, nel 2013 hanno contribuito di fatto all'uccisione di 25mila elefanti (70 al giorno), 1004 rinoceronti, 1400 tigri e tanti altri esemplari di altre specie.

Anche l'Italia è interessata dalla minaccia del bracconaggio. Secondo il servizio CITES del Corpo Forestale il valore di questo mercato equivaleva, nel 2012, ad oltre 800.000 euro e anche qui vi è la mano della criminalità organizzata. I casi accertati sono 223, le persone denunciate 166 e gli esemplari sequestrati più di seimila.