A partire da lunedì 18 maggio la “Fase 2” dell'emergenza coronavirus entrerà nel vivo, con un ulteriore e significativo allentamento delle misure introdotte per spezzare la catena dei contagi. Tra le numerose attività che potranno riaprire i battenti figurano anche i bar, i ristoranti e gli altri esercizi di somministrazione di pasti e bevande, all'interno dei quali si dovranno rispettare con rigore le condizioni indicate nelle “Linee di indirizzo per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative”. Il documento, consultabile al seguente link, è stato messo a punto grazie all'intesa raggiunto tra governo e Regioni.

Misurazione della temperatura

I gestori dei locali, oltre a dover predisporre un'informazione “adeguata” – e in più lingue – sulle disposizioni per prevenire un potenziale contagio, potranno anche misurare la temperatura dei clienti all'ingresso, impedendo l'accesso a chi supera i 37,5° C. Il virologo Fabrizio Pregliasco dell'Università degli Studi di Milano ha dichiarato a fanpage che si tratta di un “elemento importante” nell'ottica della prevenzione, “anche se ci sono gli asintomatici”. Lo scienziato sottolinea che il monitoraggio delle temperature andrebbe fatto anche per la stagione influenzale e nei e nei luoghi di lavoro, e che con un sintomo come la febbre “è bene starsene a casa”.

Tutti a un metro di distanza

Le disposizioni del governo prevedono che all'interno dei locali debba essere sempre garantito almeno un metro di distanza tra le persone, quando si sta al bancone, in piedi o al tavolo, privilegiando gli spazi esterni laddove possibile. L'obiettivo naturalmente è quello di ridurre il rischio di entrare in contatto con le goccioline espulse dalla bocca e dal naso. “Si sa che i droplets arrivano a un metro e sessanta, però statisticamente il grosso è nel metro”, afferma Pregliasco, ricordando che quella distanza rappresenta il “limite generalizzato a tutti i contatti interumani” e che all'interno dei locali molto dipende dal “buon senso delle persone”. Quindi per proteggere sé stessi e gli altri al bar o al ristorante è doveroso rispettare il distanziamento sociale, a maggior ragione perché mentre si mangia o si beve, naturalmente, non si indossano le mascherine (che devono essere sempre indossate quando non si è seduti al tavolo).

L'igiene delle mani

L'igiene delle mani rappresenta un altro fattore fondamentale per prevenire un potenziale rischio di contagio, per questa ragione all'interno dei locali in cui si consumano cibi e bevande dovranno essere predisposte postazioni con prodotti igienizzanti (acqua e sapone o gel idroalcolici al 75%) in posizioni strategiche, soprattutto nei pressi dei bagni, che andranno puliti più volte al giorno. A ridurre ulteriormente il rischio del contagio l'eliminazione dei classici menù, sostituiti con soluzioni plastificate e quindi sanificabili, cartacee “a perdere”, lavagne o applicazioni per smartphone. Anche saliere ed altri oggetti di uso promiscuo dovranno essere igienizzati di volta in volta dal personale di sala, o comunque sostituiti con soluzioni una tantum. Il lavaggio delle mani per 20-30 secondi con una soluzione idroalcolica o per 40-60 secondi con acqua e sapone deve essere una sorta di mantra per tutta la durata dell'emergenza coronavirus, così come evitare di toccarsi il viso, e in particolar modo la bocca, gli occhi e il naso (a questo link alcuni "trucchi" per ricordarsi di non farlo). "È responsabilità di tutti noi attuare ciò che abbiamo imparato essere necessario fare in questo periodo", afferma il professor Pregliasco. Per ridurre ulteriori rischi si consiglia di saldare il conto attraverso il pagamento elettronico con carta di credito, bancomat o attraverso lo smartphone.

Visiere e barriere para fiato

Alcuni gestori di locali hanno deciso che faranno indossare visiere al proprio staff e utilizzeranno barriere in plexiglass “para fiato” come ulteriore misura preventiva. Sull'utilità di questi dispositivi, il professor Pregliasco ci ha spiegato che si tratta di elementi “che danno una maggiore rassicurazione anche al cliente sullo standard del luogo”. “Alla fine sarà avvantaggiato chi dimostrerà di poter avere quelle attenzioni che possono essere complementari, non dico simboliche, ma chiare – aggiunge lo studioso -, se vai un posto così poi magari lo scegli. Sta sempre tutto al buon senso delle persone”.