Benché non abbiano la stessa esposizione mediatica delle mascherine, anche i guanti monouso possono essere un'“arma” utile nel contrasto alla diffusione della COVID-19, l'infezione scatenata dal coronavirus SARS-CoV-2. Esattamente come l'altro dispositivo di protezione individuale (DPI), tuttavia, devono essere utilizzati in modo appropriato, altrimenti rischiano di diventare addirittura controproducenti e aumentare il rischio di infezione. Chi li indossa, del resto, può sentirsi più sicuro ed entrare in contatto con superfici potenzialmente contaminate con maggiore frequenza, rischiando di contagiarsi toccandosi il viso o non rimuovendo i guanti con la necessaria cautela. È inoltre noto che, mediamente, le persone che li indossano tendono a lavarsi meno le mani, una misura considerata fondamentale per proteggersi dalla COVID-19, alla stregua del distanziamento sociale.

L'Istituto Superiore di Sanità sottolinea che i guanti sono utili a prevenire le infezioni, a patto che “non sostituiscano la corretta igiene delle mani, che deve avvenire attraverso un lavaggio accurato e per almeno 60 secondi”; che “siano ricambiati ogni volta che si sporcano ed eliminati correttamente nei rifiuti indifferenziati”; che “come le mani, non vengano a contatto con bocca naso e occhi”; che “siano eliminati al termine dell’uso, per esempio, al supermercato”, e che “non siano riutilizzati”. Se non si rispettano queste regole fondamentali, come specificato al Sole 24 Ore dal dottor Antonio Mistretta, medico igienista della Comunicazione scientifica dell’Istituto Superiore di Snaità (ISS), i guanti “possono anche diventare più pericolosi che utili”. Ecco alcune indicazioni per non commettere errore.

Quali guanti indossare

Come per tutti i DPI, esiste naturalmente una lunga serie di prodotti professionali dedicati a vari tipi di impiego, in grado di proteggere dal rischio meccanico (come graffi e abrasioni), fisico (caldo, freddo e simili), chimico (sostanze corrosive) e ovviamente biologico, come ad esempio campioni contaminati da virus e batteri. I guanti sono classificati da specifiche direttive europee che li suddividono in base a norme tecniche (UNI EN 420, UNI EN 421 etc etc). Esattamente come per le mascherine FFP2 ed FFP3, si tratta di prodotti destinati agli specialisti e non per le persone comuni che vogliono proteggersi dal coronavirus, che devono fare riferimento ai classici guanti monouso. Ne esistono in vari materiali (ad esempio in lattice, nitrile, vitrile, polietilene) che possono essere scelti anche in base a eventuali irritazioni/allergie. Quelli in nitrile e vinile sono più resistenti, spessi e durevoli, mentre quelli in lattice sono biodegradabili. Ma si tratta di dettagli, dato che i guanti vanno sempre e comunque gettati nell'indifferenziata dopo l'uso, anche se si rientra a casa dopo venti minuti al supermercato.

Come indossare i guanti

Prima di tutto dobbiamo assicurarci che i guanti siano della nostra taglia. Troppo stretti o troppo larghi non sarebbero infatti efficaci al loro scopo. I primi tenderebbero a rompersi troppo facilmente, esponendoci a rischi aggiuntivi, i secondi non garantirebbero una protezione adeguata dall'ambiente esterno. Una volta acquistata una confezione di guanti monouso e siamo pronti a indossarne un paio, prima di tutto dobbiamo lavarci bene le mani, con acqua e sapone per almeno 20 secondi (l'ISS indica 60 secondi) o con una soluzione disinfettante alcolica, almeno al 75 percento. Il lavaggio delle mani è un'operazione da fare spesso, ovviamente senza esagerare, ma sicuramente prima di indossare guanti e mascherine. Una volta indossati non ci si deve mai toccare il viso, in particolar modo bocca, naso e occhi: vale la stessa regola delle mani nude.

Come togliersi i guanti e gettarli

Ci sono diverse tecniche per togliersi correttamente i guanti, riducendo al minimo il rischio di potenziale contaminazione. I tutorial sono stati mostrati in video anche da infermieri, medici e altri specialisti. La tecnica più immediata prevede di pizzicare con l'indice e il pollice la parte superficiale del primo guanto e sfilarlo per trazione; per il secondo si inserisce l'indice “libero” come un uncino all'apertura del guanto, all'altezza del polso, e lo si sfila facendo attenzione a non toccare la superficie esterna. Il secondo metodo, più sofisticato, prevede di sollevare un lembo del primo guanto all'altezza del polso, infilarci il dito medio e ruotare la mano; mentre si mantiene questa posizione si deve fare la stessa cosa con la seconda mano, in modo speculare. Facendo trazione con i due medi i guanti si sfilano capovolgendosi. Qualunque sia la tecnica adottata, i guanti vanno subito gettati in un contenitore chiuso, perché non vanno mai riutilizzati. È di fondamentale importanza lavarsi immediatamente le mani.

Quando indossare i guanti

Come specificato dall'Istituto Superiore di Sanità, è necessario indossare i guanti in determinati contesti lavorativi, “come per esempio personale addetto alla pulizia, alla ristorazione o al commercio di alimenti”, e sono naturalmente “indispensabili nel caso di assistenza ospedaliera o domiciliare a malati”. In alcune regioni e città italiane l'uso dei guanti è diventato obbligatorio quando si esce da casa, esattamente come per le mascherine, dunque laddove richiesto vanno indossati sempre. In molti, per sentirsi più sicuri, li stanno indossando quando si recano al supermercato, in farmacia o per fare altre commissioni permesse in questo periodo di “quarantena”, ma al momento non ci sono indicazioni specifiche da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità o di altri enti di salute pubblica. È possibile che durante la Fase 2 dell'emergenza, quella della convivenza col coronavirus, dovremmo indossarli tutti.