Non tutti sarebbero disposti ad affermare che il gatto (Felis silvestris) sia a tutti gli effetti un animale domestico; tuttavia, il suo comportamento e la sua anatomia, evidentemente differente da quella dei suoi parenti selvatici, fa rientrare questo felino nel novero degli animali amici dell'uomo. Il processo di domesticazione che ha portato questa creatura a diventare, dal predatore selvaggio che era, un fidato compagno resta comunque molto misterioso: poco è noto a proposito delle origini della domesticazione del gatto e della diffusione del felino al seguito dell'uomo in Eurasia ed Africa, a differenza di quanto accade con il cane. Uno studio – il primo su scala così ampia mai condotto fino ad ora – sta cercando di far luce su questo intrigante mistero: presentato nel corso del VII Simposio di Archeologia Bio-molecolare tenutosi ad Oxford, il lavoro ha sequenziato il DNA proveniente da oltre 200 gatti vissuti tra 15.000 anni fa e il XVIII secolo.

Gatti, amici degli agricoltori

Che il gatto sia stato molto amato dagli antichi egizi è un fatto noto, abbondantemente documentato in archeologia dai numerosi felini mummificati ritrovati nelle tombe. Testimonianze relative ad una prima fase di domesticazione del gatto risalenti a 5.300 anni fa circa sono state rinvenute in Cina. Ma la prova più antica in possesso degli scienziati è senza dubbio costituita dai resti di gatto rinvenuti in un'antica sepoltura di 9.500 anni fa sull'isola di Cipro: essa suggerisce che il sodalizio sarebbe iniziato in tempi remotissimi, quando la stessa agricoltura muoveva i suoi primi passi nella vicina regione della Mezzaluna Fertile circa 12.000 anni fa. Eva Maria Geigl, genetista dell'Institut Jacques Monod di Parigi, ha deciso di partire da questi studi condotti precedentemente per ampliare la ricerca e conoscere ulteriori dettagli relativi alla storia del più affascinante degli animali domestici.

Diffusione del gatto come animale domestico

Assieme ai suoi colleghi, ha analizzato il DNA mitocondriale (che si trasmette esclusivamente per via materna) di 209 gatti provenienti da oltre 30 siti archeologici di Europa, Africa e Medio Oriente, con campioni provenienti dal Mesolitico, e quindi prima dell'avvento dell'agricoltura quando gli uomini vivevano ancora come cacciatori-raccoglitori, fino all'800.

Come spiegato in un articolo di Nature, si è concluso che i gatti si siano diffusi sostanzialmente in due ondate distinte: la prima è collegata proprio con le antiche comunità di coltivatori del Medio Oriente, la seconda, migliaia di anni dopo, ha portato gatti provenienti dall'Egitto a espandersi tra Eurasia ed Africa, come suggerisce il lignaggio comune tra gatti egiziani mummificati del IV secolo a. C. e gatti vissuti tra Turchia, Bulgaria o Africa Sub-sahariana nello stesso periodo.

Perché il gatto è diventato amico dell'uomo

La presenza del gatto rispose, probabilmente, all'esigenza di liberarsi dei roditori attratti dalle riserve di cereali dei primi agricoltori: i gatti, attratti dalla presenza dei topi a loro volta attratti dal cibo, si rivelarono molto utili per gli uomini che, probabilmente, iniziarono ad addomesticarli . La seconda ondata di diffusione dei felini riscontrata dai ricercatori, quindi, potrebbe essere collegata ad un'esigenza simile ma, questa volta, spostatasi sulle grandi navi che si muovevano nel Mediterraneo, dove i gatti davano la caccia ai sempre sgraditi roditori. Ma, a quanto pare, i gatti giunsero fino alle terre nordiche dei vichinghi, portando con sé lo stesso lignaggio già rinvenuto nei gatti egiziani: i loro resti sono stati ritrovati dai ricercatori in un sito della Germania settentrionale e risalgono ad un'epoca compresa tra l'VIII e l'XI secolo d. C.

[Immagine: mummie egizie di animali presso il British Museum, foto di Mario Sánchez via Wikimedia commons]