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Covid 19
28 Ottobre 2021 18:46

Come funziona il vaccino Covid di Novavax a base di proteine ricombinanti

Contro l'infezione scatenata dal coronavirus SARS-CoV-2 sono stati sviluppati (e sono in sperimentazione) numerosi vaccini basati su tecnologie differenti. Tra i più promettenti non ancora approvati per l'uso di emergenza vi è il l'NVX-CoV2373 di Novavax, basato su proteine ricombinanti. Ecco come funziona il vaccino anti Covid e quanto è efficace.
A cura di Andrea Centini
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Al momento ci sono quattro vaccini anti Covid approvati per l'uso di emergenza dall'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e dall'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA): il Comirnaty di Pfizer-BioNTech, lo Spikevax di Moderna, il Vaxzevria di AstraZeneca e l'Ad26.COV2.S di Johnson & Johnson. I primi due si basano sulla nuova tecnologia a RNA messaggero (mRNA), gli altri sono invece a vettore adenovirale. Presto potrebbero essere approvati dalle principali autorità sanitarie anche altri vaccini basati su tecnologie differenti, come ad esempio il VLA2001 di Valneva SE a virus inattivato e l'NVX-CoV2373 di Novavax basato su proteine ricombinanti. Sono entrambi metodi ben collaudati nell'ambito della vaccinologia e i risultati degli studi clinici lasciano ben sperare per l'immissione sul mercato. Il vaccino di Novavax, ad esempio, nello studio di Fase 3 “PREVENT-19” condotto in Messico ha dimostrato un'efficacia del 100 percento contro la forma moderata e grave della COVID-19 (l'infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2) e del 93,4 percento contro le varianti di preoccupazione (VOI). Ma cosa sono esattamente le proteine ricombinanti su cui si basa?

Come suggerisce il nome, le proteine ricombinanti derivano dalla ricombinazione di sequenze di DNA che vengono ingegnerizzate in laboratorio. “La proteina ricombinante è una forma manipolata di proteina, che viene generata in vari modi per produrre grandi quantità di proteine, modificare le sequenze geniche e fabbricare prodotti commerciali utili”, spiega la società di biotecnologie Biologics International Corp. Per produrre queste proteine si utilizza del DNA ricombinante (rDNA), cioè di origine artificiale (ottenuto dalla combinazione di più fonti genetiche), che viene elaborato e plasmato attraverso l'ausilio di enzimi per ottenere la sequenza desiderata. Il processo produttivo prevede sia la trascrizione che la traduzione di un frammento di DNA ricombinante, oltre che la clonazione del gene di interesse all'interno di cosiddetti vettori di espressione. Nel caso dei vaccini, il risultato finale di questa complessa procedura è un insieme di proteine che assemblandosi (o meno) richiamano "pezzi" dell'agente patogeno da contrastare. In parole semplici, le proteine ricombinanti stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi neutralizzanti contro di esse. Per quanto concerne il vaccino NVX-CoV2373 di Novavax, le proteine ricombinanti non sono altro che frammenti della proteina S o Spike del coronavirus SARS-CoV-2, il “grimaldello biologico” sfruttato dal patogeno pandemico per legarsi al recettore ACE-2 delle cellule umane, rompere la parete cellulare, inserire l'RNA virale all'interno e avviare il processo di replicazione, che è alla base dell'infezione/malattia (COVID-19).

Vi è una differenza sostanziale tra questo tipo di vaccino e quelli a RNA messaggero di Pfizer e Moderna. In questi ultimi, infatti, dopo la somministrazione le cellule ricevono l'istruzione genetica per produrre la proteina S all'interno del nostro organismo, che una volta generate ed esposte sulla superficie cellulare stimolano la reazione del sistema immunitario. Col vaccino di Novavax riceviamo direttamente le parti di questa proteina, che viene immediatamente riconosciuta e “attenzionata” dalle nostre cellule immunitarie. Per potenziare la risposta immunitaria l'NVX-CoV2373 si accompagna a un adiuvante chiamato “Matrix-M”. Questo composto è a base di saponina, un costosissimo principio attivo che si estrae da una pianta cilena chiamata Quillaja saponaria, il cosiddetto “albero della corteccia di sapone”. Basti pensare che un grammo di questo composto costa ben 100mila dollari. Fortunatamente, spiega Novavax, ciascuna dose di vaccino ha una concentrazione di saponina del valore di appena 5 dollari, pertanto non va a influire in modo significativo sul prezzo delle singole dosi. Il fatto di utilizzare un composto così raro e costoso, tuttavia, si è riflesso sulla produzione che ha rallentato i processi burocratici presso le varie autorità competenti. Alla luce dei promettenti risultati di efficacia osservati nello studio “Efficacy and Safety of NVX-CoV2373 in Adults in the United States and Mexico” si ritiene che anche il vaccino Novavax giocherà un ruolo importante nella lotta alla pandemia di COVID-19.

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