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18 Luglio 2012
18:59

Come fobie ed angosce fanno invecchiare prima

Un ampio studio che ha coinvolto più di 5 000 volontarie ha tentato di far luce sulla correlazione tra ansie fobiche ed invecchiamento precoce: la prova, secondo gli studiosi, sarebbe “scritta” nei telomeri.
A cura di Nadia Vitali
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Siete vittime di ansie che compromettono anche l'esecuzione di azioni che, per tanti altri, risultano essere totalmente normali o banali? La buona notizia è che non siete soli ma, anzi, tantissimi; la cattiva è che tali angosce, nell'arco di un'intera esistenza, potrebbero avere delle nefaste conseguenze sull'invecchiamento, accelerando indirettamente i meccanismi legati a questo processo. Certo, non si tratta di una grande novità, dal momento che basta cercare nella saggezza popolare per trovare una enorme quantità di testimonianze che confermano come la calma sia uno dei migliori elisir di giovinezza a cui si possa aspirare: quello che però rivela l'ultima ricerca in proposito pubblicata da PLoS ONE è che esisterebbe una prova tangibile di questo fenomeno.

Paure irrazionali e, troppo spesso, impossibili da sradicare dall'animo di chi ne è attanagliato: riconosciute, a tratti, come irragionevolmente esagerate anche dallo stesso soggetto che ne è vittima e, tuttavia, non per questo meno insidiose ed aggressive. Le fobie costituiscono parte importante della vita di numerosi individui, diverse nelle loro forme e nelle loro manifestazioni ma accomunate dall'angoscia ad esse sottesa: così se c'è chi viene preso dal panico quando si trova in spazi aperti, qualcun altro avverte malessere se costretto in luoghi angusti e soffocanti; altri restano immobilizzati dal terrore dinanzi ai ragni, mentre per alcuni l'altezza può costituire un forte limite; dal terrore delle malattie infettive, passando per il timore di sviluppare patologie quali il tumore, fino alla fobofobia, la paura delle paure, o meglio la paura di avere una fobia. Ansie che possono arrivare a monopolizzare la sfera dell'esistenza di un individuo anche se, fortunatamente, la possibilità di intervenire con terapie mirate su questi disturbi aiuta a limitarne i danni e renderli meno aggressivi e pericolosi.

Nonostante ciò, è facile intuire come le ansie fobiche siano causa di stress psicologico in chi ne è colpito, cosa che ha portato spesso a supporre che le preoccupazioni legate a queste potessero essere causa di un precoce invecchiamento: un'ipotesi che i ricercatori della Harvard Medical School hanno verificato attraverso analisi effettuate su campioni di sangue provenienti da 5 243 donne di età compresa tra i 42 ed i 69 anni, tutte volontarie del grande studio epidemiologico a lungo termine sulla salute delle donne Nurses' Health Study. I risultati degli esami avrebbero evidenziato come, nelle donne maggiormente soggette a fobie, gli indicatori biologici dell'età presentavano le caratteristiche che, mediamente, si riscontrano in donne più vecchie di sei anni: un dato solo statistico che, tuttavia, dimostrerebbe scientificamente quello che è un pensiero assai diffuso.

Ma come fare a riconoscere i segnali di un invecchiamento precoce? I ricercatori si sono concentrati principalmente sui telomeri, le sequenze di DNA altamente ripetuto poste sulle estremità dei cromosomi indispensabili per preservare al meglio tutte le informazioni nel momento della duplicazione. Con l'avanzare dell'età, i telomeri si accorciano progressivamente, fatto che li rende un buon indicatore delle condizioni dell'invecchiamento di un individuo: gli scienziati sospettano che tale ridimensionamento sia dovuto all'esposizione a stress ossidativo ed infiammazioni. I telomeri più corti sarebbero associabili ad un maggior rischio di tumore, disturbi cardiaci e demenza, soprattutto nelle persone anziane: «Nonostante la letteratura sull'argomento sia ancora piuttosto scarsa, il dato supporta la possibilità, biologicamente plausibile, che esista una correlazione tra ansia e riduzione dei teleomeri, particolarmente attraverso lo stress ossidativo e l'infiammazione», ha spiegato Olivia Okereke, a capo del gruppo di ricerca. Più interessante, probabilmente, sarebbe stato conoscere le modalità esatte in cui tale processo si verifica per, eventualmente, contrastarlo: ma forse, per questo bisognerà aspettare ancora. Nel frattempo, attenzione all'ansia.

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