Un sigillo in argilla di 2.700 anni fa scoperto a Gerusalemme nel 2009 potrebbe essere appartenuto ad Isaia, uno dei principali profeti ebraici della Bibbia, nello specifico dell'Antico Testamento. Se venisse confermata la sua origine si tratterebbe del più antico riferimento dell'esistenza del profeta Isaia al di fuori del testo religioso.

Il sigillo fu trovato assieme ad altri 33 reperti simili nei pressi di quella che doveva essere una panetteria reale, sita alla base del muro meridionale del Monte del Tempio di Gerusalemme (Haram al-Sharif). Gli scavi furono coordinati dall'archeologa Eilat Mazar della The Hebrew University of Jerusalem, la stessa ricercatrice che ha condotto gli studi sul prezioso sigillo.

Benché consumato dal tempo e con la porzione superiore mancante, sul piccolo sigillo lungo circa un centimetro si legge chiaramente la scritta Yesha'yahu, il nome ebraico per indicare Isaia. Nella porzione danneggiata si leggono invece le tre lettere nvy; qualora fossero state seguite dalla lettera ebraica aleph il risultato finale sarebbe stato “profeta Isaia”, un valido indizio per determinare la sua appartenenza.

Le lettere mancanti dal sigillo
in foto: Le lettere mancanti dal sigillo

A rendere ancor più plausibile questa possibilità, il fatto che il sigillo è stato trovato a pochi passi da quello appartenuto da re di Giuda Ezechia, del quale Isaia fu un saggio consigliere. Con le sue parole, infatti, avrebbe aiutato il re a proteggere il regno da un'invasione degli assiri. Anche la datazione del frammento, ovvero VIII secolo aC, corrisponde al periodo del regno di Ezechia e dunque a quello in cui visse Isaia.

Gli archeologi sanno bene che storie e personaggi narrati nei testi religiosi non sempre corrispondono alla realtà, tuttavia in questo caso ci sono indizi più che attendibili sulla figura profetica comparsa nel Vecchio Testamento. I dettagli della ricerca israeliana sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Biblical Archaeology Review.

[Credit: Eilat Mazar]