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A causa delle abbuffate natalizie il colesterolo subisce una vera e propria impennata per ben 9 persone su 10, raggiungendo (in media) una valore del 20 percento superiore rispetto a quello misurato in tarda primavera/inizio estate. Lo ha dimostrato un team di ricerca composto da studiosi del Dipartimento di Biochimica Clinica presso l'Ospedale di Herlev e Gentofte e dell'Ospedale universitario di Copenaghen, Danimarca, dopo aver condotto un approfondito studio statistico sui dati di oltre 25mila cittadini danesi.

Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Anne Langsted, hanno raccolto le cartelle cliniche dei partecipanti – uomini e donne con un'età compresa tra i 25 e i 100 anni – al progetto di ricerca “Copenhagen General Population Study”, e dopo averne messo a confronto i risultati delle analisi del sangue, effettuate nei periodi dicembre-gennaio e maggio-giugno, hanno determinato l'impatto dei pasti luculliani di Natale e Capodanno. Dall'analisi statistica è emerso che il 90 percento di chi si è sottoposto alle analisi nella prima settimana di gennaio aveva un livello complessivo del colesterolo superiore del 15 percento. Per quanto concerne il colesterolo “cattivo”, il cosiddetto LDL (acronimo di Low Density Lipoprotein, lipoproteine a bassa densità), l'impennata è risultata essere del 20 percento.

“Il nostro studio mostra che i livelli di colesterolo sono influenzati dai cibi grassi che consumiamo quando festeggiamo il Natale. Il fatto che così tante persone abbiano valori alti di colesterolo subito dopo le vacanze di Natale è molto sorprendente”, ha dichiarato la professoressa Langsted. Poiché l'ipercolesterolemia rappresenta uno dei principali fattori di rischio per gravi eventi cardiovascolari come infarto e ictus, gli scienziati sottolineano che bisogna essere consapevoli dei rischi che si corrono per i lauti pasti delle festività, che impattano sensibilmente non solo sulla bilancia ma anche su delicati parametri delle analisi.

Tenendo presente che il valore sale vertiginosamente in quasi tutte le persone, Langsted e colleghi suggeriscono di effettuare le analisi anche in altri periodi dell'anno, prima di avviare un trattamento ad hoc per abbassare i valori. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica specializzata Atherosclerosis.