La principale fonte di vitamina D – che in realtà è un insieme di 5 diverse vitamine – è rappresentata dalla radiazione solare; quando per qualche ragione si manifesta una carenza di questa preziosa sostanza, rilevabile dalle analisi, i medici prescrivono farmaci e integratori per sopperire al deficit. Tra i più prescritti in assoluto vi è il colecalciferolo o vitamina D3, il cui scopo è prevenire e trattare le malattie associate alla carenza della vitamina, come il rachitismo nei bambini e l'osteomalacia (fragilità ossea) negli adulti. Il principio attivo, descritto per la prima volta nel lontano 1936, fa parte dei farmaci essenziali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ed è dunque uno dei più efficaci e sicuri; ciò nonostante possono insorgere effetti collaterali – come per tutti i medicinali – e ha controindicazioni da non sottovalutare.

Cos'è il colecalciferolo e a cosa serve

Il colecalciferolo è una forma di vitamina D (D3) che viene prodotta dalla pelle quando ci si espone alla luce del sole, in particolar modo alla radiazione ultravioletta (UVB). Esiste anche come medicinale o integratore per sopperire a eventuali carenze della sostanza, che solo per il 10 percento viene assunta attraverso l'alimentazione. I cibi più ricchi di vitamina D sono il pesce grasso come il salmone, le uova, l'olio di fegato di merluzzo, le carni rosse e alcune verdure. La funzione principale della vitamina D risiede nel favorire l'assorbimento del calcio e del fosforo nell'intestino, oltre che nel riassorbimento del calcio a livello dei reni. Quando si manifesta uno squilibrio con il calcio possono insorgere rachitismo nei bambini, dolori alle ossa e articolari negli adulti e vera e propria fragilità ossea a causa dell'ipomineralizzazione del tessuto. La condizione catalizza il rischio di fratture e di inarcamento delle ossa lunghe. Il colecalciferolo viene somministrato principalmente per via orale, ma quando sussistono malassorbimento intestinale e altre condizioni si predilige la via endovenosa. Il farmaco viene prescritto anche per trattare l'ipofosfatemia familiare, la sindrome di Fanconi, l'osteoporosi e altre patologie.

Effetti collaterali e controindicazioni

Come indicato, il colecalciferolo è considerato un farmaco estremamente sicuro, tuttavia non si possono escludere alcune reazioni avverse e conseguenze (anche serie) per chi non si attiene alle indicazioni del proprio medico curante. Tra gli effetti collaterali più comuni si registrano prurito; difficoltà a respirare normalmente; gonfiore sul viso, in particolar modo a livello della bocca; dolore toracico e senso di oppressione; necessità di urinare più spesso nel corso della giornata (poliuria); nausea; diarrea; mal di testa e altro ancora. Quando si assumono dosi eccessive e per lungo tempo possono emergere perdita di peso, dolori alle ossa e alle articolazioni. Tra i rischi maggiori vi sono l'ipercalcemia, l'ipercalciuria e l'iperfostatemia. Il medicinale è controindicato per chi soffre già di queste condizioni (che possono sfociare anche in alterazioni del ritmo cardiaco), ma anche per chi sono stati diagnosticati problemi renali e livelli di vitamina D elevati. Poiché il colecalciferolo reagisce con diversi farmaci è sempre doveroso avvisare il proprio medico su quelli che si assumono.