Three Generations Of Cloned Mice

Era il 1998 quando, un anno dopo la famosa pecora Dolly, alle Hawaii un gruppo di scienziati diretto da Yanagimachi Ryuzo – tra cui figuravano anche italiani – avviò gli esperimenti di riproduzione genetica che nelle attese avrebbero reso possibile la clonazione dell'uomo entro i cinque anni successivi. Previsioni ottimistiche che, pur essendo state disattese, non sminuiscono lo sviluppo successivo degli studi sulla clonazione. Fu allora che nacquero i primi topolini clonati e, dopo 15 anni dalle prime sperimentazioni, il team, condotto questa volta da Teruhiko Wakayama nel Centro Riken, è giunto a riprodurre la 26a generazione per un totale di 598 topi. Dalla rivista scientifica "Cell Stem Cell" si annuncia orgogliosamente che "tutti i topi sono sani". Tutte copie praticamente identiche tra di loro, con le stesse caratteristiche genetiche e provviste di normali capacità riproduttive.

Il gruppo di ricerca diretto da Teruhiko Wakayama ha adoperato la tecnica del transfer nucleare, viene cioè prelevato il materiale genetico dall'esemplare da clonare, viene inserito in un ovocita enucleato della stessa specie e impiantato infine nell'utero di una femmina. Ogni generazione riprodotta ha principio dal materiale genetico della generazione precedente. L'obiettivo dichiarato di tali esperimenti è la riproduzione di tessuti ed organi per trapianti. Ha spiegato Wakayama che grazie agli studi condotti nel Centro Riken:

Otteniamo una migliore comprensione dei meccanismi di programmazione e analizziamo la proprietà delle cellule staminali embrionali derivate attraverso il transfer nucleare somatico.

La clonazione di animali ritenuti dall'uomo particolarmente utili potrebbe rappresentare un altro degli usi possibili della scoperta di Wakayama, una volta perfezionata ed estesa ad altre specie. Dalla riproduzione di animali a rischio di estinzione, a quelli riprodotti per la bontà della propria carne. Nati dunque per lo stoccaggio.