Un disastro di più di 25 anni fa – quello di Chernobyl – che non cessa di procurare danni ancora oggi. Nella zona del Tirolo austriaco sono stati sottoposti a controlli medici alcuni cinghiali, il cui livello di radioattività è stato misurato in 2.700 becquerel al chilogrammo (Bq/kg), contro un limite massimo di 600 Bq/kg. A riportarlo è il Tiroler Tagezeitung, che precisa anche che la settimana precedente un altro esemplare aveva mostrato un tasso di radiazioni pari a 779 Bq/kg, inferiore a quello rinvenuto più di recente, ma comunque superiore a quello ritenuto sopportabile.

E' ora importante capire da dove provengono gli esemplari radioattivi di cinghiale per poter prendere i dovuti accorgimenti. Questi mammiferi – avverte Konrad Geisler, capo del distretto di polizia di Reutte – sono rari nel Tirolo ed è dunque probabile che provengano dalla Germania, precisamente dell'Allgäu in Baviera. La regione, più vicina all'Ucraina, deve aver assorbito il cesio-137 – l'isotopo radioattivo ritrovato nei cinghiali – filtrandolo nel terreno attraverso le piogge. Successivamente la flora ha portato in superficie il cesio, che è stato assunto – ad esempio attraverso i funghi – dai cinghiali. Il problema tuttavia non è nuovo. Tra il 2007 e il 2012 su 2077 cinghiali esaminati in Baviera, ben 732 avevano mostrato un tasso di radioattività superiore alla media, con un massimo di 9836 bq/kg. Un problema che aveva indotto il Parlamento a presentare un'interrogazione parlamentare al ministro Alois Stoger, che aveva fatto avviare un'indagine nel 2012, il cui esito era stato confortante, attestando i valori di radioattività al massimo di 408 Bq/kg.