Illustrazione di un Lampo Radio Veloce emesso da una magnetar. Credit: McGill University
in foto: Illustrazione di un Lampo Radio Veloce emesso da una magnetar. Credit: McGill University

I Fast Radio Burst (FRB) o Lampi Radio Veloci sono misteriosi e potentissimi segnali radio captati nello spazio profondo, caratterizzati da una frequenza variabile e dalla durata di pochi millisecondi. Possono ripetersi nel tempo o essere singoli eventi; questi ultimi sono molto più complessi da intercettare e studiare. Sono tra i fenomeni più luminosi ed energetici in assoluto, tanto da poter esprimere una “potenza” paragonabile a quella di centinaia di milioni di soli. La loro origine è stata associata a stelle di neutroni in rapida rotazione o a fusioni tra questi corpi celesti; oggi, grazie a tre studi pubblicati su Nature, non solo è stata confermata la scoperta del primo Fast Radio Burst proveniente dalla Via Lattea, la nostra galassia, ma anche da cosa è stato generato, ovvero da una “magnetar”, una stella di neutroni con un potentissimo campo magnetico.

Tutto è iniziato lo scorso 28 aprile, quando il radiotelescopio interferometrico Hydrogen Intensity Mapping Experiment (CHIME), installato presso il Dominion Radio Astrophysical Observatory (DRAO) nella British Columbia canadese, ha intercettato un peculiare Lampo Radio Veloce, una trentina di volte più debole del più potente FRB ad oggi noto. Lo stesso segnale è stato captato dall'osservatorio statunitense STARE2 (Survey for Transient Astronomical Radio Emission 2) negli Stati Uniti. I dati raccolti dagli astrofisici hanno dimostrato che il segnale proveniva proprio dalla nostra galassia, e grazie alle osservazioni combinate dei telescopi spaziali Integral, Hxmt e Agile (quest'ultimo “made in Italy”) è stato possibile localizzare con precisione la fonte. Nello specifico, si tratta della magnetar SGR 1935 + 2154, sita a 30.000 anni luce di distanza dal nostro pianeta. Al Lampo Radio Veloce è stato assegnato il nome di FRB 200428. La magnetar ha rilasciato una raffica di questi potentissimi segnali, dalla durata di meno di un millisecondi. Per esprimere una potenza del genere, il nostro Sole avrebbe bisogno di un tempo 10mila volte superiore.

Tra gli scienziati che hanno lavorato all'affascinante scoperta anche il dottor Daniele Marchilli, ricercatore italiano di 34 anni presso il McGill Space Institute di Montreal (Canada), membro della CHIME/Frb Collaboration e co-autore di uno dei tre studi. “Le magnetar erano uno dei principali sospetti per l’emissione di FRB e quindi questa scoperta è stata anche una conferma delle nostre teorie”, ha sottolineato a Media INAF lo scienziato italiano. I ricercatori sono riusciti a collegare l'origine del Lampo Radio Veloce con la magnetar proprio perché in quel momento il corpo celeste stava emettendo raffiche di raggi X (con anche un componente di raggi gamma), e poiché la porzione del cielo interessata dal fenomeno era la stessa, gli scienziati ritengono inverosimile che i due fenomeni siano scollegati fra loro. FRB 200428 è stato l'impulso radio più potente mai registrato nel cuore della Nebulosa del Granchio, ben 3mila volte superiore a quello del precedente record; ciò nonostante, in assoluto si è trattato di un FRB “debole”, come indicato 30 volte meno energetico del più forte mai registrato.

Gli FRB sono fenomeni sfuggenti e riusciamo a captarne solo una piccola frazione di quelli che avvengono “quotidianamente”. Il primo in assoluto è stato registrato meno di 10 anni fa. È grazie ai nuovi grandi strumenti come il CHIME che riusciremo a comprenderne meglio la natura, a capire come e perché vengono sprigionati. “Abbiamo costruito telescopi come CHIME che, grazie a un campo di vista molto più grande del normale, riescono a vedere una porzione di cielo più ampia e a osservare un numero maggiore di Frb. Stare2, che ha osservato lo stesso Frb, è stato costruito con la specifica idea di cercare Frb dalla nostra galassia: guardare una grande porzione di cielo cercando Frb incredibilmente brillanti, che quindi devono essere stati emessi relativamente vicino a noi”, ha spiegato a Media INAF il dottor Marchilli. I dettagli degli studi “A bright millisecond-duration radio burst from a Galactic magnetar”, “A fast radio burst associated with a Galactic magnetar” e "No pulsed radio emission during a bursting phase of a Galactic magnetar” sono stati pubblicati su Nature.