termiti

Un team di ricercatori dell'Università di Sydney ha scoperto che le térmiti cattedrale o térmiti nasute australiane (Nasutitermes) non sono originarie della terra dei canguri, ma sono arrivate in loco dall'Asia e dal Sud America tre volte negli ultimi venti milioni di anni, trascinate dalle correnti oceaniche su tronchi e cime degli alberi finiti in mare. Per gli studiosi, coordinati dall'entomologo Nathan Lo, professore associato presso l'ateneo australiano, la colonizzazione ha avuto efficacia perché le térmiti ‘naufraghe' sono riuscite non solo a variare la propria alimentazione, passando dal legno all'erba, ma anche perché hanno iniziato a costruire i loro colossali nidi (i termitai) al suolo invece che su sugli alberi. Ciò ha consentito di aumentare a dismisura le dimensioni delle opere, così grandi che le térmiti vengono considerate i veri e propri architetti del regno animale, da alcuni punti di vista anche più ambiziosi degli esseri umani.

Nel Top End, nel Queensland e in Australia occidentale, le strutture costruite dalle térmiti possono raggiungere gli otto metri di altezza per trenta di diametro, ospitando milioni di individui. Tenendo presente che le térmiti lavoratrici sono alte circa tre millimetri, mettendo in proporzione il loro lavoro con quello dell'uomo i termitai sarebbero quattro volte più alti del grattacielo Burj Khalifa di Dubai (Emirati Arabi Uniti), ovvero la struttura artificiale più alto del mondo con i suoi 829,8 metri.

Quello compiuto dall'Università di Sydney è il primo studio di questo genere condotto sulle térmiti, insetti appartenenti all'ordine degli isotteri e non degli imenotteri come le formiche, con le quali talvolta vengono erroneamente confuse o raggruppate. Il parallelismo con gli uomini non si limita alle sole abilità ingegneristiche, ma ci sono anche alcuni punti di contatto evolutivi, come ha sottolineato con ironia il professor Lo: “Anche gli antenati degli uomini vivevano sugli alberi alcuni milioni di anni fa, per poi scendere a terra”. I dettagli dello studio sono stati pubblicati su Biology Letters.

[Foto di hbieser]