I pazienti affetti da sclerosi multipla, una patologia neurodegenerativa caratterizzata dalla perdita di mielina, non sembrano essere più suscettibili alla COVID-19, l'infezione scatenata dal coronavirus SARS-CoV-2. Inoltre, in caso di contagio, non ci sono evidenze che questi pazienti siano esposti a una forma più aggressiva della malattia infettiva, che come acclarato dalle evidenze scientifiche può manifestarsi in varie forme: totalmente asintomatica, lieve, grave o critica, fino a determinare il decesso a causa delle gravi complicanze, in particolar modo a livello respiratorio e cardiaco.

A determinare che i pazienti con sclerosi multipla non rischiano di più l'aggressione del coronavirus è stato un team di ricerca italiano guidato da scienziati coinvolti nel progetto “International MuSC-19 platform Multiple Sclerosis and COVID-19”, una piattaforma di raccolta dati ideata per trovare associazioni tra l'infezione provocata dal coronavirus e la patologia neurodegenerativa. La ricerca è promossa dalla Società Italiana di Neurologia (SIN) e dall'Associazione Italiana Sclerosi Multipla (Aism) con la sua Fondazione FISM. Tra i primi ad analizzare i dati del progetto MuSC-19 vi è stata la professoressa Maria Pia Sormani del Dipartimento di Scienze della Salute presso l'Università di Genova, che ha pubblicato alcune settimane addietro lo studio “An Italian programme for COVID-19 infection in multiple sclerosis” sull'autorevole rivista scientifica The Lancet Neurology.

La raccolta dati non si è naturalmente fermata, e in occasione della Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla, che si celebra sabato 30 maggio, sono state diffuse nuove informazioni sull'impatto del coronavirus in questa popolazione di pazienti. Sulla base dei dati è emerso che il 10 percento dei pazienti coinvolti nel progetto MuSC19 ha avuto bisogno di ricovero in ospedale, mentre il 4 percento è finito in terapia intensiva e/o sub-intensiva. I decessi sono stati invece inferiori al 2 percento del totale. Più del 50 percento non era sottoposto a terapie farmaceutiche specifiche per la sclerosi multipla; quasi tutti erano affetti da forme progressive della patologia e tutti tranne uno avevano un elevato grado di disabilità.

I decessi sono stati registrati nella fascia di età compresa tra 50 e 80 anni, e presentavano quasi tutti altre patologie (comorbilità) come ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari e altre ancori, che diverse indagini hanno associato a un rischio di morte maggiore per COVID-19 nella popolazione complessiva. Pertanto, alla luce di questi risultati, gli esperti ritengono che le persone con Sclerosi multipla non sembrano essere esposte a rischi maggiori legato alla COVID-19. Con la raccolta di altri dati sulla piattaforma MuSC-19 si continuerà a indagare sulla relazione tra le due condizioni.