Le abbiamo identificate come animali stupidi, forse per il loro sguardo particolare che non ci permette di capire dove stiano guardando, ma in realtà sono molto più intelligenti di quanto sembrino. Stiamo parlando delle capre, tanto amate da Vittorio Sgarbi che le utilizza per definire poco dotati di intelligenza i suoi interlocutori. Uno studio della Queen Mary University of London, intitolato “Goats display audience-dependent human-directed gazing behaviour in a problem-solving task” e pubblicato su Biology Letters, adesso svela che questi bovidi hanno competenze sociali simili a quelle dei nostri tanto amati migliori amici a quattro zampe, i cani.

Il processo di domesticazione del cane, iniziato 30.000 anni fa, ha portato questo animale a modificare il proprio cervello per riuscire a comunicare con noi. Tra le varie caratteristiche che contraddistinguono Fido, c'è quella di guardarci per chiederci aiuto. Questa caratteristica, più raramente riscontrata nei gatti, mostra come l'uomo e il cane abbiamo fondato il loro rapporto sulla collaborazione e la condivisione. Accade dunque che quando il nostro amico è in difficoltà si volti verso di noi come a dire “che faccio?”.

Questa scelta comunicativa è stata riscontrata anche nelle capre. Come dimostrano i ricercatori attraverso il video che potete vedere in apertura, gli animali fanno riferimento alle persone quando non riescono ad accedere al premio chiuso dentro ad una scatola. Per giungere a questo punto, gli scienziati hanno precedentemente addestrato le capre a recuperare il premio e successivamente hanno fatto in modo di non renderlo accessibile. Così facendo, hanno potuto osservare la motivazione collaborativa di questi animali che, per ottenere ciò che vogliono, guardano le persone presenti.

Questo comportamento, per quanto possa sembrarci scontato e banale, in realtà dimostra la pregressa esistenza di un lungo processo di domesticazione iniziato 10.000 anni fa che ha portato le capre ad imparare ad interagire con noi, proprio come fanno i cani, e a dimostrarci di essere più intelligenti di quanto siamo abituati a considerarle.

[Foto copertina di Procsilas Moscas]