Tra i più grandi nomi della scienza italiana, Carlo Rubbia – nominato oggi senatore a vita dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – è stato insignito nel 1984 del premio Nobel per la fisica, seguendo la tradizione della grande scuola della fisica delle particelle inaugurata negli anni ’30 da Enrico Fermi, anch’egli Nobel. Nato nel 1934 a Gorizia, dopo gli studi in Italia, alla Scuola Normale Superiore di Pisa (dove viene ammesso per lo scorrimento della graduatoria) e quindi all’Università di Pisa, dove si laurea con una tesi sui raggi cosmici, Rubbia inizia a far ricerca negli Stati Uniti. È lì che si gioca, in quegli anni, la grande sfida per svelare l’universo dell’infinitamente piccolo, quello delle particelle elementari. Gli americani possiedono i primi grandi acceleratori di particelle, i sincrotoni, dove i costituenti più piccoli della materia vengono fatti scontrare per cercare di scoprire di cosa sono fatti.

Carlo Rubbia riceve il Premio Nobel per la Fisica, 1984.
in foto: Carlo Rubbia riceve il Premio Nobel per la Fisica, 1984.

Verso il Nobel – Sono gli anni eccitanti che daranno vita al Modello Standard della fisica, coronato lo scorso anno dalla scoperta del bosone di Higgs: quali sono le particelle elementari di cui è costituita tutta la materia e quali sono le forze dominanti della natura? Carlo Rubbia approfondisce le ricerche al CERN di Ginevra, dove si trasferisce nel 1960. Dieci anni dopo, è il 1970, riceve due proposte per una cattedra universitaria. La prima giunge da Harvard, la seconda da Roma. Carlo Rubbia opta per la prima, voltando le spalle all’Italia, consapevole che la scelta “di cuore” non gli avrebbe permesso di giocare un ruolo di primo piano nella sfida di frontiera della fisica. La scelta si rivela giusta. In quegli anni inizia a collaborare con l’olandese Simon van der Meer, conosciuto al CERN, per trovare un modo di verificare la teoria elettrodebole elaborata dai fisici teorici Abdus Salam e Steven Weinberg. Secondo questa teoria, a livelli di energia vicini a quelli raggiunti nei primi istanti dopo il Big Bang, la forza elettromagnetica e la forza nucleare debole – responsabile dei decadimenti radioattivi – diventano espressione di un’unica forza, detta appunto “elettrodebole”. Per verificare la teoria è necessario progettare acceleratori in grado di far scontrare le particelle elementari a energie tali da ricostruire i primi momenti dell’universo. Con Simon van der Meer, nel 1981 Rubbia fa modificare il Super-Proton Synchroton del CERN per far collidere protoni e antiprotoni. Nel 1983 giunge la scoperta tanto attesa, quella dei bosoni W e Z, responsabili della forza elettrodebole. Appena l’anno dopo, con una velocità non comune, il Premio Nobel per la Fisica viene assegnato a Rubbia e Van der Meer.

Carlo Rubbia negli anni dell’ENEA.
in foto: Carlo Rubbia negli anni dell’ENEA.

Il ritorno in Italia – Dopo aver contribuito a una delle più grandi scoperte che oggi costituiscono l’ossatura del Modello Standard, Carlo Rubbia è tornato in Italia. A Trieste, dal 1986 al 1994, ha diretto il Laboratorio di Luce di Sincrotone, il più avanzato acceleratore di particelle italiano. Il suo interesse si è trasferito sulla questione dei neutrini, le più elusive particelle dell’universo, mettendo a punto un metodo rivoluzionario per rilevare i neutrini emessi dal Sole, il cosiddetto esperimento ICARUS nei Laboratori del Gran Sasso. A ciò si aggiunge la sua lunga attività in difesa dell’energia nucleare. Rubbia si è speso in questo campo sia a livello scientifico che politico. Il suo progetto di reattore sub-critico ad amplificatore di energia, battezzato “Rubbiatron”, prevede di utilizzare un acceleratore di particelle in grado di produrre i neutroni che danno vita alla reazione a catena all’interno del reattore: un sistema sicuro che impedirebbe fusioni del nocciolo. Ma il progetto non è mai andato in porto.

La polemica dell'ENEA – Rubbia lavora ancora oggi alla fusione nucleare, soprattutto negli anni in cui è presidente dell’ENEA, l’ex ente per l’energia atomica, dal 1999 al 2005, quando viene rimosso dall’incarico a causa dell’incompatibilità con il clima politico dell’ente, che viene quindi commissariato e ancora oggi soffre una gravissima crisi di fondi e d’identità. “Si giunse al punto di chiedermi, avendo io presentato una rosa di cinque nomi, di proporne invece una di sei, indicandomi ovviamente anche quale dovesse essere il sesto nome: quello che già avevano deciso dovesse occupare la carica di direttore generale”, spiegò amareggiato Rubbia sulle politiche dell’ENEA. Dopo la nomina a responsabile dei progetti di energie sostenibili da parte di Romano Prodi, Carlo Rubbia ha continuato a seguire le ricerche nel settore delle energia rinnovabili, parallelamente a quelle nell’ambito della fisica teorica. I suoi ultimi contributi riguardano la caccia alla materia oscura. Un esperimento da lui avanzato propone di utilizzare una tecnica simile a quella utilizzata per scoprire i neutrini solari con lo scopo di individuare le possibili candidate alla materia oscura, le WIMP, particelle debolmente interagenti come i neutrini ma più pesanti. La nomina a senatore a vita è oggi un ulteriore tributo a un uomo che non ha mai smesso di cercare le risposte alle grandi domande fondamentali.