L'Organizzazione Meteorologica Mondiale (World metorological organization – WMO) ha certificato due nuovi impressionanti record che riguardano i fulmini, le potentissime scariche elettriche scatenate dalle nuvole a causa della differenza di potenziale col suolo. Il primo record riguarda il fulmine più lungo mai registrato, ovvero ben 709 chilometri, poco meno della distanza che separa Napoli da Milano. Il secondo si riferisce invece al fulmine più duraturo, che è rimasto “impresso” nel cielo per ben 16,7 secondi.

Il fulmine più lungo è stato osservato il 31 ottobre del 2018 in Brasile, mentre il più longevo si è stagliato nel firmamento dell'Argentina il 4 marzo 2019. Entrambi i primati “distruggono” i precedenti record, praticamente doppiandoli. Fino alla nuova certificazione dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale, infatti, il fulmine più lungo era di soli (si fa per dire) 321 chilometri, e si sviluppò il 20 giugno 2007 sopra lo stato americano dell'Oklahoma. Quello più duraturo, di 7,74 secondi, si era invece generato il 30 agosto 2012 sulla Francia meridionale, nella zona della Costa Azzurra.

I nuovi record sono dovuti (anche) alla nuova strumentazione molto più sensibile e sofisticata utilizzata dagli scienziati. In precedenza, infatti, i dati dei fulmini venivano captati da una rete di sensori posti sulla Terra chiamata “Lightning Mapping Array”. Dal 2016, tuttavia, la National Oceanic and Atmospher Administration (NOAA) americana ha lanciato il primo satellite in orbita geostazionaria che monitora i fulmini 24 ore su 24, tutto il giorno e tutti i giorni dell'anno. L'obiettivo, naturalmente, è monitorare le tempeste e gli uragani più pericolosi. Il satellite fa parte della serie chiamata "Geostationary Operational Environmental Satellites", che gli equipaggia gli strumenti Geostationary Lightning Mappers (GLMs); è proprio grazie ad essi che è stato possibile registrare gli impressionanti record.

“Si tratta di primati straordinari per singoli fulmini”, ha dichiarato il professor Randall Cerveny del Weather and Climate Extremes del WMO. “Gli estremi ambientali mostrano ciò di cui la natura è capace, e sono frutto dei progressi scientifici in grado di rilevarli. Probabilmente esistono anche valori più estremi, e forse saremo in grado di intercettarli quando la tecnologia sarà ancora più sensibile”, ha aggiunto lo studioso. I dettagli sui “mega fulmini” sono stati pubblicati in un comunicato stampa della WMO e in un articolo scientifico pubblicato sulla rivista specializzata Geophysical Research Letters.